Il Silenzio è l'Ultima Arma del Potere

Mada Alfinito 20/09/2017 3

 

"Le nostre vite cominciano a finire il giorno in cui stiamo zitti di fronte alle cose che contano."

(Martin Luther King)

 

Ci sono parole che non vorremmo smettere mai di ascoltare. Ci sono discorsi che vorremmo continuare per ore. E poi esistono i silenzi, i quali non sono soltanto il linguaggio di coloro che si amano e si comprendono senza bisogno di spiegazioni. Il silenzio, molte volte, viene usato come strategia per ferire chi ci è vicino e, paradossalmente, sono proprio gli amanti che conoscono bene le due facce di questa medaglia. Il silenzio può diventare la migliore arma dell’indifferenza: può far crollare aspettative e rompere brutalmente le attese alle risposte d’amore. Il silenzio è paura, il silenzio è rabbia, il silenzio è rancore. Il silenzio è anche rassegnazione e senso di inadeguatezza. Il linguaggio umano è davvero potente perché anche quando le parole vanno via sono capaci di parlare nel vuoto che lasciano. Il silenzio parla, insinua, accusa, tradisce e ferisce. Credete che sia esagerato?

Attualmente, psicologi, ricercatori e molti altri esperti del settore riconoscono il silenzio come una forma di abuso mentale a tutti gli effetti. Se ne parla molto negli studi sulle co-dipendenze e dipendenze affettive. Più nello specifico, il silenzio diviene un abuso e una forma di ricatto morale quando viene usato volontariamente al posto delle parole. In che modo? Basta che in un litigio o in una semplice contrarietà una delle due parti in causa rifiuti di dialogare allo scopo di provocare nell'altro una ferita tanto grande da indurlo a cedere alle proprie istanze.

È di certo capitato a tutti, almeno una volta nella vita, di essere in collera con qualcuno e fargli capire il nostro disappunto decidendo temporaneamente di non rivolgergli la parola. Fare ciò non è sbagliato, a patto che:

1) Questo silenzio abbia termine quanto prima e che venga poi sostituito non da vuote recriminazioni ma dall’esprimere con serenità e chiarezza il proprio disappunto;

2) Sia un modo di agire sporadico e non la costante di ogni interazione.

La reiterazione di questo comportamento conduce inevitabilmente allo scombussolamento del rapporto, il quale cessa di essere paritario e inizia a costruire le sue basi su una gerarchia in cui l’abusante è dominatore e l’abusato è dominato.

Il silenzio come abuso è una forma di ricatto subdola nei confronti dell’interlocutore. Il ricatto consiste nel mettere pressione all’altro facendogli chiaramente intendere, mediante la comunicazione non verbale, che non si tornerà a parlare con lui se non acconsentirà a determinate richieste. L’abusante non solo non rivolgerà la parola all’abusato, ma assumerà chiari atteggiamenti di forte indifferenza.

Qualcuno potrebbe obiettare giustamente che, se una persona ci tratta in questo modo, tanto vale lasciarla andare per la propria strada, eppure non è così facile come sembra. Essere considerati come inesistenti da persone che riteniamo degne di ogni considerazione in qualsiasi campo della vita, può essere qualcosa di profondamente umiliante perché va a minare le basi della nostra autostima e l’opinione che abbiamo di noi stessi. Quando l’altro mi parla non mi sta comunicando soltanto uno stato del suo mondo interiore, ma conferma la mia stessa presenza nella sua vita e nel mondo.

Molte persone hanno così paura di perdere la stima e la fiducia di coloro che amano che farebbero qualsiasi cosa pur di non danneggiare il rapporto. Ci sono persone che alzano mura di silenzio così impenetrabili da far sentire completamente spiazzati quelli da cui sono amati. Il senso di inadeguatezza e di stravolgimento che invade coloro che subiscono il silenzio come punizione fa sì che, nonostante la grande sofferenza provata, cedano al ricatto. Una volta ottenuto ciò che voleva, l’abusante sarà pronto a ricompensare l’abusato riconoscendogli un posto nella sua vita; un posto chiaramente discutibile riguardo a dignità, in quanto la parte manipolatrice della relazione non dimostra alcuna stima nei confronti della vittima.

Se questa strategia manipolativa viene ripetuta frequentemente quasi fino a diventare un’abitudine, chi subisce il silenzio entrerà in un circolo senza fine, un loop mentale fatto di premi e ricompense da parte dell’amato/a (o da una qualsiasi altra persona significativa) per aver assecondato le sue istanze. A questo punto, l’autostima di chi subisce l’abuso sarà così a pezzi che inizierà meccanicamente a credere che si è amati solo se si è disposti a dare sempre qualcosa in cambio, che l'amore non sia generosità reciproca ma una bieca compravendita in cui il più forte nella coppia è quello che impone modelli di relazione e di vita comune insostenibili.

Tutto ciò può sembrare spietato da parte di chi attua questa manipolazione ma non dobbiamo mai dimenticare che chi usa tali giochetti mentali per dominare nelle relazioni interpersonali è sicuramente una persona molto fragile con uno scarso senso del proprio sé e che non riesce a vivere in modo maturo e sereno alcun tipo di relazione.

Il silenzio è un buco nero che inghiotte non solo chi lo subisce ma soprattutto chi lo crea. Può diventare il covo della solitudine dove tutte le delusioni, le aspettative disattese e le frustrazioni vanno sedimentandosi di giorno in giorno alla ricerca di un riscatto. La delusione e l’amarezza di certi individui nei confronti della vita può crescere tanto da estendersi come fosse un tumore dell’anima e l’abuso tramite il silenzio è il sintomo evidente di questo male straziante.

Tuttavia, siamo ancora in tempo, se lo vogliamo. Possiamo ancora vincere il muro del rancore e delle frustrazioni esprimendo liberamente e sinceramente le nostre emozioni senza soccombere. In una buona comunicazione interpersonale è fondamentale sapere quando tacere e quando parlare. Troppe parole possono essere dannose al pari di un’assenza di parole inappropriata. Perciò, se volete essere sicuri di aver fatto il possibile per migliorare le vostre relazioni, imparate a dichiarare esplicitamente i vostri stati d’animo cercando di accantonare il più possibile ogni brama di potere e dominio sull’altro.

Il bravissimo psicologo Enrico Maria Secci ha scritto questi versi: "Lo sai? La tua vita, la gente e il mondo sarebbero generosi con te, se solo dessi loro il modo di dimostrartelo."

E allora, cosa stiamo aspettando? Non è mai troppo tardi per iniziare a dialogare per davvero. Imparate a comunicare servendovi del silenzo in maniera opportuna: scoprirete nella comunicazione non verbale un prezioso alleato che migliorerà la qualità delle vostre relazioni e, di conseguenza, della vostra vita.

Ti sei mai trovat* in questa situazione? Come ti sei sentit* e come hai reagito? Raccontami la tua esperienza: puoi lasciare un commento oppure scrivermi in privato. Per una soluzione specifica ad un tuo caso personale, non esitare e richiedere la mia consulenza mandandomi una mail. Inoltre, se l’articolo ti è piaciuto e pensi che possa essere utile anche ad altri, metti un like e condividilo sui tuoi social preferiti. Con questo piccolo gesto mi aiuterai a far crescere i miei canali e far sì che sempre più persone conoscano questi importanti strumenti di problem solving. La cultura è più bella se condivisa, dai anche tu il tuo contributo.

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NOTE

[1] Il titolo che ho utilizzato è una citazione di Charles De Gaulle

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Mada Alfinito 11/11/2020

Prossemica: l'Arte del Social Distancing

Questo che state per leggere di seguito non è un articolo ma un post che ho pubblicato sulle mie pagine social e che riporto anche qui, sul sito, per agevolare ai lettori la consultazione del materiale che pubblico.

Negli ultimi mesi si fa una gran parlare di social distancing (la distanza da tenere con le persone onde evitare la diffusione del Covid) ma questo concetto non è affatto nuovo: comparve nel 1963 grazie all’antropologo Edward T. Hall, il quale coniò il termine prossemica per indicare la disciplina che studia il tipo di relazione che intercorre tra individui osservando la distanza fisica tenuta da loro durante un’interazione.

Proprio così: il modo in cui tieni fisicamente a distanza le persone o le lasci avvicinare rivela la qualità del rapporto che c’è tra voi e lo stato psicologico che ne deriva.

I cerchi concentrici che vedi nell’immagine di copertina mostrano come la relazione cambi in base alla distanza fisica tramite cui le persone interagiscono. Comprendere ciò ti aiuterà sin da subito a riequilibrare il tuo modo di stare insieme a coloro che ti stanno a cuore e mettere finalmente dei limiti tra te e i soggetti che percepisci come non graditi e invadenti:

  • Distanza intima (da 0 a 45 cm). È lo spazio di vicinanza che concediamo alle persone con cui abbiamo una relazione particolarmente intima e un contatto fisico estremamente confidenziale (es. il/la partner, una madre con il suo bambino, etc.). Se qualcuno che non ha con noi questa familiarità così profonda prova ad avvicinarsi a tal punto, viene istintivamente percepito come un aggressore che invade il nostro spazio vitale facendoci sentire molto a disagio. Per cui, se mentre parli con qualcuno ti accorgi che si è avvicinato a te più di quello che desideri, non esitare a mandargli chiari segnali per allontanarlo;
  • Distanza personale (45-120 cm). In questo spazio rientrano tutte quelle persone con cui si ha un rapporto amichevole (amici, colleghi familiari). L’invadenza di una persona del tutto estranea in questo spazio che di solito concediamo a un amico provoca in noi sensazioni di malessere e ci spinge istintivamente ad allontanarci. Al contrario, se una persona che amiamo resta alla distanza di un semplice amic* desideriamo far diventare più intima quella distanza;
  • Distanza sociale (1,2 m-3,5 m). Intercorre tra persone tra cui vi è un rapporto formale. Non vi è alcun contatto fisico oltre ad una stretta di mano e il soggetto non è in alcun modo nostro confidente; al contrario, si discute con lui di questioni formali, lavorative e di circostanza;
  • Distanza pubblica (oltre i 3,5 m). È definita la distanza delle pubbliche relazioni e si verifica, per esempio, quando si insegna ad una classe, si tiene una conferenza, uno spettacolo, etc. In questo caso, l’interazione e il coinvolgimento non avvengono con unico soggetto ma con un gruppo e il messaggio veicolato è codificato per stimolare la massa e non per rispondere alle esigenze specifiche dei singoli che la compongono.


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Mada Alfinito 05/01/2021

Come Farti Rispettare

Questo che stai per leggere di seguito non è un articolo ma un post che ho pubblicato sulle mie pagine social e che riporto anche qui, sul sito, per agevolare ai lettori la consultazione del materiale che pubblico.

Nel post di oggi lascio la parola a Dale Carnegie[1]:

"Ogni essere umano desidera essere trattato con equità. Quando non siamo trattati nel modo giusto, dovremmo lottare per essere trattati correttamente. Non dovremmo far finta di niente o fare buon viso a cattivo gioco, come accade nella maggior parte dei casi. Per essere trattati equamente, dobbiamo esprimere chiaramente, con tatto ed efficacia,desideri, bisogni, opinioni, lamentele e altre pulsioni. Dobbiamo esprimere i nostri bisogni ma abbiamo la responsabilità di farlo in modo appropriato.

Per poterlo fare è necessario ricorrere allassertività, ovvero la capacità di parlare e agire in modo talmente naturale da suscitare attenzione e positività nell’interlocutore. L’assertività si trova a metà strada tra gli estremi di una sconsiderata aggressività e di una passività disfattista. I soggetti aggressivi sono egocentrici, avventati, ostili, arrogantemente pretenziosi e respingenti. I soggetti passivi sono deboli, sottomessi e irrispettosi delle proprie basilari esigenze. Anch’essi finiscono per allontanare tutti... tranne i soggetti aggressivi! La reazione eccessivamente passiva è quella eccessivamente aggressiva sono essenzialmente comportamenti infantili.

L’assertività rappresenta un antidoto alla paura, alla passività e alla rabbia, tutte emozioni di tipo infantile. Assertività significa sapersi esprimere, fare richieste ragionevoli, sostenere che i vostri diritti devono essere rispettati in quando siete un essere umano importante come tutti gli altri. L’assertività è la capacità di contestare l’autorità in una prospettiva positiva. È il potere di chiedere perché non soltanto per ribellarsi, ma per assumersi le responsabilità di operare in modo migliore."

E tu, sai essere assertivo? Se questo post ti è piaciuto e lo hai trovato utile, condividilo sui tuoi social preferiti. Per una consulenza su come costruire una comunicazione efficace e raggiungere i tuoi obiettivi, contattami.

Note:

[1] Tratto da: Dale Carnegie, Le Cinque Qualità Essenziali, pp. 9-13, Giunti Bompiani (2019).

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Mada Alfinito 21/01/2021

Come Parlare dei Tuoi Successi

Questo che stai per leggere di seguito non è un articolo ma un post che ho pubblicato sulle mie pagine social e che riporto anche qui, sul sito, per agevolare ai lettori la consultazione del materiale che pubblico.

Nel mio post precedente Autocelebrazione? No, Grazie ti ho spiegato quali sono due gravi errori da evitare se non vuoi perdere credibilità agli occhi del tuo pubblico, ovvero:

  1. Proclamarti espert* di un settore di cui non sei un professionista o non hai acquisito le competenze necessarie;
  2. Parlare di te stess* con arroganza, sminuendo il valore altrui.

In questo post ti spiego come parlare dei tuoi successi in modo sano preservando la stima del tuo pubblico e dei tuoi collaboratori:

  • Parla dei risultati raggiunti in modo obiettivo. Non riportare dati e testimonianze false: presto o tardi le menzogne vengono a galla e questo comportamento ti danneggerà;
  • Se non hai ancora ottenuto risultati o riconoscimenti nel tuo campo non hai nulla di cui vergognarti: spiega apertamente alla tua audience che stai imparando quel mestiere o che desideri farlo: questo atteggiamento ti farà apparire genuin* e volenteros*;
  • Quando raggiungi un successo non fare il protagonista. Se sei arrivato a quel risultato sei stat* brav* ma se non fosse per l’esempio che hai ricevuto da altri professionisti e per il supporto delle persone che ti hanno incoraggiato non avresti ottenuto certamente quel risultato;
  • Ringrazia sempre personalmente coloro che ti hanno ispirato o supportato: dire grazie non è una forma di concessione ma un dovere che, più di tutto, ti rende credibile.

Di questo argomento ne ho parlato anche in un video YouTube: Come Parlare dei Tuoi Successi

Se questo post ti è piaciuto e lo hai trovato utile, condividilo sui tuoi social preferiti. Per raggiungere obiettivi personali e professionali mediante lo sviluppo di una buona comunicazione e delle tue risorse, per te stesso o per la tua azienda, contattami per una consulenza.

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Sandra pili

Convivo da 2 anni.il mio compagno mi punisce con i silenzi nonostante li chieda cosa ha.anche se mi dice che non ha niente,continua con i suoi silenzi per giorni.io mi sento spiazzata e non presa in considerazione.se spendo soldi oppure pago cene ritorna normale.lavora saltuariamente sono io che gestisco tutto in casa.comprato macchina ecc...a l inizio era più amorevole adesso è molto distante per ogni minima cosa. Parlo e non mi ascolta e mi fa sentire ogni volta quella che sbaglia sempre. Vivo con mia figlia di 12 anni da un matrimonio precedente.e fa così anche con lei.la segue le vuole bene poi se ho discussioni riguardo a lei.mette il.silenzio pure a mia figlia. E non va bene lei è piccola.e ci soffre di questo perché poi in casa si respira malumore ed indifferenza. Grazie se mi può rispondere la saluto. 02/08/2021
Mada Alfinito

Ciao Sandra, mi dispiace molto per questa tua situazione. Ti risponderò in privato nei prossimi giorni. Nel frattempo ti invito a seguire la mia pagina Instagram dove troverai tanti contenuti inediti sulla comunicazione interpersonale e le relazioni sane. A presto, Mada :) 02/08/2021
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Donatella

Buongiorno, ho trovato questo articolo molto interessante e "liberatorio", termine forse improprio ma che esprime ciò che sento visto che ha confermato un mio sospetto. Vivo ormai da anni l'indifferenza di mio marito, su tutti i fronti, e la sua "leggerezza" nella quotidianità banale quale passare del tempo attraverso routine da set cinematografico. L'indifferenza è passata da vari stadi ed ora è totale quando è rivolta a me, ai miei stati d'animo e alle mie emozioni. Indifferenza e distacco fisico totale. Sono una donna forte, poco incline a accettare senza comprendere, senza parlare. Io parlo di tutto, affronto tutto attraverso il dialogo e vorrei che i problemi si risolvessero attraverso questo e non "dimenticati" per proseguire come se nulla fosse... Questo è successo e questo mi sta portando in un baratto da cui sto lottando, o almeno credo, ma che si sta chiudendo sempre più su di me togliendo luce dai miei occhi, gioia dalle mie giornate, speranza dal mio futuro. Ma ancora respiro e cerco di combattere, ora anche io con l'indifferenza (anche se faccio davvero fatica) cercando di recuperare le forze per portare a termine questa partita fatta solo di apparenze. Diventa difficile quando l'indifferenza di tuo marito rovina ciò che avevi, anno dopo anno, costruito con tuo figlio. Figlio ora adolescente che, proprio perché adolescente, chiuso nel suo mondo e non più, per motivazioni lunghe da spiegare ora, parte del mio ossigeno, ogni tanto. Scusi lo sfogo... 22/03/2023
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