Autocelebrazione? No, Grazie

Mada Alfinito 21/01/2021 0

Questo che stai per leggere di seguito non è un articolo ma un post che ho pubblicato sulle mie pagine social e che riporto anche qui, sul sito, per agevolare ai lettori la consultazione del materiale che pubblico.

Raccontare i tuoi successi e i tuoi traguardi è fondamentale perché fa sì che la tua audience conosca i risultati che hai raggiunto in un settore per scegliere di affidarsi a te come professionista. Ma attent* a come ti esprimi quando parli di te!

Moltissime persone credono che per mettere in evidenza le proprie qualità debbano esagerare enfatizzando la realtà. Questo modo di comunicare è molto rischioso perché:

  1. Con le parole puoi raccontare qualsiasi cosa, che sei un grande esperto della materia o che hai lavorato chissà dove ma, per essere ritenuto degno di fiducia, un risultato professionale deve ottenere un riconoscimento. Se non c’è nulla che attesti ufficialmente che hai fatto quel lavoro e hai ottenuto quei risultati, nessuno investirà il suo tempo e il suo denaro con te;
  2. Non c’è niente di peggio che vedere un professionista (o qualsiasi persona in generale) auto celebrarsi proclamando apertamente o tra le righe di essere indispensabile, bellissimo, incredibile, il migliore, screditando con arroganza il lavoro degli altri.

Ricorda: la gente non crede a tutto quello che dici e ti toglierà ogni forma di consenso se provi ad ingannarla. La tua bravura non ti porterà da nessuna parte se non resti umile e, soprattutto, onesto.

Ma, allora, come fare a parlare dei tuoi successi nel modo giusto affinché gli altri conoscano le tue qualità senza diventare insopportabilmente antipatico? Continua a seguirmi e te lo dirò nel prossimo post.

Di questo argomento ne parlo anche nel mio video YouTube: Come Parlare dei Tuoi Successi

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Mada Alfinito 08/01/2021

Il Valore di un Sorriso

Questo che stai per leggere di seguito non è un articolo ma un post che ho pubblicato sulle mie pagine social e che riporto anche qui, sul sito, per agevolare ai lettori la consultazione del materiale che pubblico.

Fin dal primo giorno della nostra vita vedere il volto di una persona che sorride ci infonde tranquillità e senso di protezione e anche gli adulti, a loro volta, sono irresistibilmente attratti dal candido sorriso di un bambino.

Nella vita adulta le cose non sono molto diverse: sorridere è una forma di comunicazione non verbale fondamentale per costruire relazioni serene con gli altri.

Sorridere fa bene innanzitutto al nostro organismo: “La ricerca ha dimostrato che il sorriso, ovvero la tensione dei muscoli facciali, stimola la produzione di certi neurotrasmettitori nel cervello associati al piacere e al benessere” (D. Carnegie). Agire felicemente aiuta a sentirci davvero felici e rende felici anche gli altri, i quali vengono contagiati dalle nostre emozioni positive.

Il sorriso, per essere efficace, deve essere sincero. Un falso sorriso, infatti, genera negli altri la sensazione opposta, ovvero sospettosità e diffidenza. Per capire se il sorriso di qualcuno è sincero guardalo nei occhi: sono lo specchio migliore del sorriso.

Gli esperti sostengono che all’età di tre anni ridiamo centinaia di volte al giorno. Poi, il sorriso tende gradualmente a scomparire nel corso del tempo. Dopo questa fase, alcune persone iniziano a ridere di più, altre smettono del tutto. Curioso, vero?

Quando incontri qualcuno per la prima volta mostragli il tuo bel sorriso. Sarà il modo migliore per rompere il ghiaccio e avviare una piacevole conversazione. E ricorda: sorridi sempre!

E tu, sei un tipo sorridente o ti riesce difficile? Se questo post ti è piaciuto e lo hai trovato utile, condividilo sui tuoi social preferiti. Per una consulenza su come costruire una comunicazione efficace e raggiungere i tuoi obiettivi, contattami.

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Mada Alfinito 11/11/2020

Un Comportamento Non è Mai Privo di Significato

Questo che stai per leggere di seguito non è un articolo ma un post che ho pubblicato sulle mie pagine social e che riporto anche qui, sul sito, per agevolare ai lettori la consultazione del materiale che pubblico.

Per quanto strambo o assurdo possa sembrare, non esiste al mondo gesto o parola che non abbia un senso, una motivazione.

Stabilire di che tipo sia il comportamento di qualcuno nei nostri riguardi, però, non è facile. È sempre frutto di una valutazione soggettiva, un’ipotesi che formuliamo sulla base di poche informazioni che possiamo soltanto intuire. L’altro può fornirci una spiegazione del suo comportamento ma: Sarà vero? Sta mentendo? È convint* di ciò che dice oppure a livello inconscio i suoi sentimenti sono diversi?

D’altro canto, però, se il modo in cui qualcuno si comporta può sembrarci incomprensibile, più facile a volte è capirne lo scopo. Esatto: dove resta oscuro il perché di un comportamento, la domanda: "a quale scopo?" è possibile che dia una risposta valida.

Ma com’è possibile comprendere lo scopo di una persona? Ti darò qualche suggerimento nel prossimo post.

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Mada Alfinito 16/11/2020

La Consapevolezza di un Gesto

Questo che stai per leggere di seguito non è un articolo ma un post che ho pubblicato sulle mie pagine social e che riporto anche qui, sul sito, per agevolare ai lettori la consultazione del materiale che pubblico.

L'intero modo in cui una persona si muove, parla e agisce è comunicazione. Allo stesso tempo, comprendere il significato di un comportamento è necessario affinchè un'interazione prosegua in modo efficace.

Chi veicola il messaggio, però, non sempre ha ben chiaro cosa stia dicendo e le sue motivazioni. Un atto comunicativo, infatti, può essere di cinque tipi:

  • Consapevole. Quando ci rendiamo conto del fatto che in qualche modo stiamo trasmettendo un messaggio;
  • Inconsapevole. Quando ci esprimiamo senza avere consapevolezza del valore, del significato e dell'impatto del nostro contenuto;
  • Volontario. Quando compiamo un atto comunicativo con la finalità precisa di espriemere qualcosa che crei uno stimolo e una reazione nell'altro;
  • Involontario. Quando comunichiamo in modo istintivo, senza volerlo razionalmente, magari contravvenendo alla decisione pregressa di non comunicare in una specifica situazione;
  • Sintomatico. Quando la nostra comunicazione riflette spontaneamente uno stato d'animo interiore che non riusciamo a definire esplicitamente.

In una conversazione, capire a quale di queste categorie appartiene il messaggio nostro e dell'interlocutore può aiutare ad evitare fraintendimenti e ambiguità. Nelle relazioni, infatti, è sempre presente il paradosso per cui la comunicazione serve a comprendere il comportamento, ma senza la comprensione del comportamento non ci può essere comunicazione.

Come puoi fare allora ad identificare alcuni messaggi senza cadere in errore? Poniti in ascolto di te stesso e degli altri e poi:

  • Chiedi all'interlocutore un feedback, ovvero chiedigli spiegazioni su ciò che sta comunicando che ti genera dubbi e perplessità;
  • Affidati all'empatia. Ti aiuterà a percepire, attraverso la tua innata sensibilità, quali sono le emozioni in gioco in un contesto comunicativo.

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