Quand'è il Momento Giusto per un Nuovo Primo Appuntamento?

Ritornare all'amore dopo una o più cocenti delusioni

Mada Alfinito 04/01/2018 0

 

"Per ogni cosa c'è il suo momento, il suo tempo per ogni faccenda sotto il cielo."

 

Cantava l'Ecclesiaste[1] molto tempo fa e ciò che diceva è senz'altro vero anche riguardo le cose dell'amore, in particolare per gli uomini e le donne che stanno affrontando un recupero dalla dipendenza affettiva. Ci tengo a precisare, però, che questo articolo non è utile soltanto ai dipendenti affettivi ma è rivolto anche a tutti coloro che sono usciti di recente da una relazione sentimentale.

La domanda che ci poniamo oggi è:

Quand'è il momento giusto per un nuovo primo appuntamento?

 

 

Come ho già spiegato in articoli precedenti ( Il Turismo Sentimentale è un Viaggio Scomodo e Per Tenerti Lontano dalla Mia Mente ), le persone che sofforno di turismo sentimentale sono dei veri e propri collezionisti di primi appuntamenti. Ciò che boicotta ogni loro tentativo di imbarcarsi in una relazione duratura anche quando incontrano qualcuno da cui si sentono coinvolti ad un livello emotivo profondo è la paura dell'intimità emotiva che li rende fobici nei confronti delle responsabilità.

Per queste persone è molto più facile interrompere la relazione dopo i primi incontri perché in quei frangenti, si sa, ognuno di noi desidera mostrare il meglio di sé dando all'altro l'idea di essere dei veri e propri maestri della seduzione. In casi come questi, anche se entrambi gli individui percepiscono il desiderio e la voglia di stare insieme, i loro appuntamenti non si basano sul piacere di godere della reciproca presenza con semplicità ma diventano dei veri e propri talent show dove l'indice di gradimento della serata sarà determinato dalla pressione causata dalla paura di non soddisfare determinate aspettative e dalla qualità della performance. Sono davvero tante, infatti, le persone che, quando ne incontrano una per cui provano profonda attrazione, mettono subito in scena un copione per comunicare un'immagne di sé che non corrisponde totalmente alla realtà. Tutto ciò va a discapito dell'autenticità, cioè del farsi conoscere per ciò che si è veramente con tutte le proprie sensibilità, paure e difetti oltre che per i tanto decantati pregi.

Prendersi del tempo prima di frequentare una nuova persona non è un consiglio salvavita solo per i dipedenti affettivi ma lo è anche per coloro che sono usciti recentemente da una relazione. Qualcuno potrebbe domandarsi:

"Recentemente quanto?"

Difficile dare una risposta quantificabile in termini di ore, minuti, secondi: per alcuni la parola recentemente corrisponde ad una settimana, un mese o tre ma esistono anche situazioni in cui le persone che sono state lasciate da un anno o persino di più sono rimaste così emotivamente scioccate e provate che sentono ancora lo stesso dolore iniziale (o quasi) per la perdita. Non si tratta di debolezza: molto semplicemente, la nostra emotività vive di tempi ben diversi da quelli convenzionali su cui siamo abituati ad impostare la nostra vita, solo che la maggior parte della gente non vi dirà mai quanto stia soffrendo...

Ad ogni modo, è innegabile il fatto che allo stesso tempo esistano anche persone che, terminata una relazione da cui ne sono usciti sofferenti, abbiano avuto la fortuna di incontrare poco tempo dopo un partner che è diventato quasi da subito una persona significativa nel lungo periodo. Ma questi sono casi sporadici e non la normalità. La realtà è molto più dura e nella maggior parte dei casi occorre cercare a lungo prima di incontrare un partner che potremmo definire quello giusto oppure la volta buona!. Come disse il personaggio di Alex a Gigi nel film La Verità è che Non gli Piaci Abbastanza (2009): "Tu non sei l'eccezione, sei la regola" (vi consiglio di vedere questo breve spezzone del film https://www.youtube.com/watch?v=vMSB37rrlTs ).

 

È esperienza abbastanza comune (ma lungi da me il generalizzare che questo valga per tutti) che dopo essere stati lasciati o aver vissuto una storia dalla quale siamo usciti a pezzi siamo istintivamente succubi di due pulsioni (entrambe o una sola):

- La prima è tentare di recuperare il rapporto anche se siamo consapevoli che non c'è più molto da fare o che quella relazione non merita davvero le nostre energie;

- La seconda è quella di buttarsi a capofitto in una nuova storia per dimentcare il male ricevuto. In fondo, che male c'è a farsi coccolare dopo le ferite subite? Mica è giusto che il nostro ex o la nostra ex siano già tra le braccia di un'altra/o mentre noi passaimo le serate, le festività e le notti da soli a contare i nostri rimpianti? Queste sarebbero delle motivazioni sicuramente molto convincenti... se fossimo degli adolescenti mai cresciuti. Ma non è così che ragionerebbe un adulto emotivamente consapevole.

Un luogo comune diffuso è quello che chi lascia ha emotivamente più vantaggi rispetto a chi viene lasciato. Si dà per scontato (e forse non a torto) che la persona che ci ha abbandonato abbia preso consapevolezza prima di noi che nel rapporto c'era qualcosa che non funzionava, ragion per cui potrebbe aver operato la rottura con il vantaggio di un dolore già elaborato. Ma una separazione, malgrado le apparenze che celano alla perfezione (o quasi) ciò che realmente pensa il nostro/la nostra ex, provoca sempre un disagio ad entrambi. Vivere una relazione comporta amalgamare il proprio stile di vita con quello dell'altro. Quando si è in coppia è di vitale importanza per la riuscita della relazione nel lungo periodo lasciare ampi spazi di indipendenza all'altro (pur mantenendo allo stesso tempo il rispetto per i bisogni di coppia di ciascuno) ma allo stesso tempo è fondamentale creare delle sane abitudini che tendano a consolidare la coppia (ho detto consolidare, non annoiare! Fate sempre molta attenzione a questa sottile ma cruciale differenza...). Inoltre, stando insieme si cammina su sentiero comune che può essere più o meno condiviso e accettato da entrambi a seconda della sintonia e dell'amore che si è sviluppato tra i due. Ma sia che sul sentiero si faccia costantemente a pugni (come sempre accade nelle relazioni disfunzionali e tormentate), sia che la passeggiata risulti piacevole è pur sempre un camminare l'uno accanto all'altra. Non dobbiamo mai credere che l'ex partner ci abbia dimenticato del tutto, anche nel caso fosse sparito completamente (come nel fenomeno del narcisismo patologico e del ghosting). Questo è impossibile. Certamente bisogna prendere atto che non ci ama più (altrimenti non ci avrebbe lasciato), ma la mente umana non può dimenticare di colpo tutto ciò che ha vissuto, a meno che alla persona non sia stata asportata una porzione di cervello con un intervento chirurgico! Solo e soltanto in questo caso c'è la possibilità di venire radicalmente cancellati dalla memoria di qualcuno ed è proprio in virtù del fatto che nulla viene rimosso dalla mente dalla sera alla mattina che dobbiamo renderci conto che anche se l'ex non ci ama più, ha dovuto o dovrà affrontare dentro di sé un'elaborazione del distacco esattamente come è successo a noi. È un fatto fisiologico. La nostra mente funziona così. Questo non vuol dire assolutamente che ritornerà da noi implorando perdono sulle note di Ricominciamo di Adriano Pappalardo[2] (a meno che voi siate l'eccezione e non la regola. Vi consiglio caldamente di rimanere con i piedi per terra prima di arrivare a questa conclusione), ma è già qualcosa sapere che non siamo diventati improvvisamente un nulla ai suoi occhi come lui o lei vorrebbe farci credere.

Io sono dell'idea cha sia quando si lascia, sia quando si viene lasciati occorra sempre fermarsi almeno un po' per cercare di capire le ragioni del fallimento della relazione. Riflettere non è un modo di generare in noi sensi di colpa e autocommiserazione. Semplicemente, una sana auto-critica ci aiuta a capire meglio noi stessi, chi siamo e ridefinire quali sono le nostre priorità. È molto frequente, infatti, che le persone che hanno avuto una delusione amorosa si rendano conto già dopo pochissimo tempo che la relazione precedente li aveva privati di molte cose e che avevano sacrificato sull'altare di un amore ideale la parte più autentica del loro essere.

Credo che fare il punto della situazione della propria vita non sia una cosa così lunga e difficile come si potrebbe pensare. Tutto sta nell'essere onesti con se stessi e non aver paura di guardare in faccia la realtà di ciò che è e cio che è stato. A volte è difficile fare una cosa del genere: occorre il coraggio di mettersi in discussione e non tutti sono disposti a farlo. Rimpiazzare prontamente il partner con un altro per lenire le proprie sofferenze senza aver capito cosa sia effettivamente andato storto non serve a guarire il dolore ma a cronicizzarlo. Infatti, ogni emozione che non viene adeguatamente elaborata dal nostro inconscio torna poi successivamente a chiederci il conto delle scelte fatte o subite e, siccome non ci dirà mai in anticipo quando verrà a farci qualche domandina, potrà farci perdere il controllo della situazione in due modi: o boicottando la nostra nuova relazione oppure mandandoci dei disagi fisici che rispecchiano le nostre emozioni soppresse (disturbi psicosomatici).

Si evince allora da quanto detto quali sono i motivi per cui non è possibile generalizzare sul quantitativo di tempo che occorre per sentirsi pronti per una nuova relazione: ogni persona ha esigenze e bisogni diversi.  D'altra parte, se proporre un riferimento temporale che valga per tutti è impossibile, è invece molto efficace avere dei punti saldi mediante i quali fare una breve autoanalisi per capire quanto e come siamo disposti a metterci nuovamente in gioco. Ecco qui di seguito alcuni riferimenti che ho tracciato personalmente con la speranza che vi aiutino ad orientarvi sulla vostra attuale voglia di amare ed essere amati. Alcuni punti si riferiscono nello specifico ai dipendenti affettivi in recupero, gli altri sono per tutte le persone a cui interessa l'argomento.

Dunque, siete pronti per un nuovo primo appuntamento se:

- Avete chiaro in mente (almeno in buona parte), cosa è andato storto nella vostra precedente relazione. Se invece avete avuto più storie fallimentari e siete arrivati al punto che non ci capite più niente, questa è la volta buona per fare finalmente il punto della situazione. Per effettuare questa operazione di pulizia mentale avete passato diversi sabato sera a rifiutare le serate con gli amici per restare a casa a fare il mea culpa con il vostro bellissimo cilicio[3] di sensi di colpa. Scherzo! Siete usciti con gli amici e vi siete diverititi eccome! E avete pure notato quanto fosse carino/a il tipo/la tipa che avete visto in quel nuovo locale del centro ma, di tanto in tanto, durante le giornate vi siete fermati seriamente a parlare con voi stessi, vi siete ascoltati con amore e compassione ragionando con serietà e disponibilità emotiva su quali potrebbero essere stati i vostri errori e quelli dell'ex partner. Provare ad analizzare la situazione con onestà e schiettezza verso voi stessi vi porta automaticamente al punto successivo;

- Siete consapevoli dei vostri sentimenti. Percepite perfettamente che siete stati delusi da qualcuno di significativo e che forse vi sentite ancora tristi, amareggiati, spaventati con la voglia di gridare al mondo intero che siete incavolati neri. Avvertenze: mentre vi cimentate ad urlare per esprimere tutto il vostro dolore, occhio ai vicini. Potrebbero spaventarsi!

 

- Avete applicato alla vostra vita con fermezza e tenacia tutto ciò che vi ho spiegato nel mio precedente articolo: Per Tenerti Lontano dalla Mia Mente

- Sentite il desiderio di iniziare a rapportarvi con qualcuno che non vi faccia sentire una pezza da piedi come ha fatto il vostro/la vostra ex. Sentite il bisogno di un confronto costruttivo alla pari e sapete che è giunto il momento di capire che non tutte le persone sono violente e grezze come il vostro/la vostra ex (questo ultimo punto vale soprattutto per coloro che hanno affrontato relazioni disfunzionali);

- Sapete stare da soli. Vi godete il tempo che avete con o senza un partner. Se cercate compagnia potete sempre comprarvi un animale domestico. Un partner, invece, è un altro tipo di compagnia (con il vostro gatto, infatti, non dovrete mai lottare per decidere se mangiare sushi o pizza). Essere single vi piace: non disdegnate la vita di coppia ma sapete apprezzare genuinamente anche le opportunità dello stare da soli. Nella vostra condizione di single adesso amate letteralmente gli sguardi di commiserazione dei vostri parenti che si domandano quali problemi segreti voi abbiate dato che siete ancora (ripetutamente) single dopo aver passato i 30 anni. E amate davvero quella sensazione di nausea che vi sale non appena le vostre coetanee vi guardano con in volto quell'espressione trionfante di chi vi sta dicendo: "Mi dispiace molto che tu non sappia cosa voglia dire per una donna sentirsi realizzata, dato che tu non hai ancora avuto un figlio!";

- Vi sentite mentalmente e fisicamente attratti come mai prima d'ora dall'uomo o dalla donna che avete recentemente conosciuto e questa incredibile e soprendente attrazione non dipende dalla salvifica prospettiva di non andare da sole al matriomonio della vostra migliore amica (il quale si sta avvicinando inesorabilmente);

- Siete consapevoli che un nuovo appuntamento non implica il download automatico di un anello al dito. Molte persone, uomini e donne, falliscono nelle loro relazioni perché si illudono sin dal primo momento che la persona con cui stanno uscendo sia finalmente quella giusta per loro. Certo, come ho spiegato prima, potrebbe anche accadere ma questo tipo di conferme arrivano solo molto tempo dopo che il rapporto sia iniziato per davvero. Se una persona è quella giusta per noi lo si può capire con maggiore certezza solo quando la fase dell'innamoramento è passata e si inizia a conoscere la persona per ciò che è davvero, nel bene e nel male. Prima di allora, immaginare di aver trovato l'uomo o la donna della propria vita è sicuramente un diritto e una speranza che l'amore ci concede per darci la voglia di continuare la conoscenza. Tenete sempre basse le vostre aspettative sin dall'inizio perché, quando l'altro inizierà a fare il primo errore (tutti ne facciamo, è normale), rischieremo di mandare tutto all'aria perché ci eravamo illusi di qualcosa che in realtà esisteva soltanto nella nostra mente;

- Vi siete accertati che l'uomo o la donna con i quali state per uscire siano emotivamente disponibili, il che vuol dire: non sono sposati, non sono fidanzati, non convivono, non hanno amici e amiche speciali e non stanno muovendo i primi passi dopo una rottura sentimentale con le lacrime agli occhi (attenti a quelli e quelle che non fanno altro che parlavi dei loro ex: è un indicatore importante che in quel momento vi stanno usando come un bidone della loro spazzatura emotiva piuttosto che considerarvi come una persona con cui hanno potenzialmente voglia di instaurare un rapporto profondo). Cercate di capire sin da subito anche se l'uomo o la donna con cui vi rapportate soffre di qualche grave disturbo emotivo  (es. narcisismo patologico, dipendenza patologica non curata, alessitimia, etc.) che vi induca nella spirale di una relazione tormentata. Se vi accorgete che l'aria potrebbe diventare pericolosa per la vostra salute emotiva e fisica FUGGITE! Avete bisogno di qualcuno che vi faccia star bene, e non dell'ennesimo caso umano egoista;

- Non siete più semplicemente alla ricerca di un essere umano di sesso maschile o femminile da scegliere a casaccio tra la gente a seconda del vostro orientamento sessuale. Volete di più: volete un partner accudente, un amico e un amante. Con questo non intendo dire che chi va volutamente in cerca di avvenuture sbagli. Ognuno sceglie di gestire la propria sessualità come meglio crede e io, personalmente, non reputo credibili quelli che ostentano i loro principi morali criticando e diprezzando le scelte degli altri. Ma se state leggendo i miei articoli e venite ai miei convegni è perché probabilmente vi siete accorti che nella vostra vita qualcosa non funziona e io propongo semplicemente della alternative al modo di vivere consueto che ormai non ci soddisfa più e grida dall'interno per uscire;

- Avete finalmente compreso (o quanto meno siete sulla strada) che il vostro corpo e la vostra persona nella totalità ha un valore inestimabile e che non dovete buttarvi mai più via per niente e per nessuno al mondo.

Se leggendo questo articolo vi siete resi conto di aver sviluppato quasi o tutti i punti che vi ho elencato, allora CONGRATULAZIONI: siete potenzialmente pronti per un nuovo primo appuntamento!

 

Traduzione: Non sono timida. Semplicemente non voglio fare sesso con un uomo a caso. 

È vietata la riproduzione totale, parziale e il riassunto di questi contenuti senza citarne la fonte e senza richiedere la mia autorizzazione. Diritti riservati.

Note:

[1] Dal libro del Qoèlet o Ecclesiaste (3,1-8), la Sacra Bibbia-Traduzione CEI 1974:

"Per ogni cosa c'è il suo momento, il suo tempo per ogni faccenda sotto il cielo.

C'è un tempo per nascere e un tempo per morire,
un tempo per piantare e un tempo per sradicare le piante.
Un tempo per uccidere e un tempo per guarire,
un tempo per demolire e un tempo per costruire.
Un tempo per piangere e un tempo per ridere,
un tempo per gemere e un tempo per ballare.
Un tempo per gettare sassi e un tempo per raccoglierli,
un tempo per abbracciare e un tempo per astenersi dagli abbracci.
Un tempo per cercare e un tempo per perdere,
un tempo per serbare e un tempo per buttar via.
Un tempo per stracciare e un tempo per cucire,
un tempo per tacere e un tempo per parlare.
Un tempo per amare e un tempo per odiare,
un tempo per la guerra e un tempo per la pace."

 

[2]  https://www.youtube.com/watch?v=mkCiyUWP7Nk

[3] Cilicio: Cintura di corda e di cuoio, ruvida e cosparsa di nodi o di punte, che si portava sulla pelle per penitenza. Per un approfondimento storico: https://it.wikipedia.org/wiki/Cilicio

 

 

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Mada Alfinito 31/12/2023

Questione di Fiducia

Ben ritrovati lettori,

In questo periodo sui Social, in TV e persino durante le chiacchiere tra conoscenti non si fa altro che parlare della vicenda di Chiara Ferragni accusata dall’Antitrust di pubblicità ingannevole[1].

Non è mia abitudine seguire uno stesso fatto di cronaca giorno per giorno attendendo novità sullo svolgimento, ma devo dire che questa volta non ho resistito alla tentazione di sbirciare frequentemente le continue notizie sul caso e in questo articolo vorrei fare con voi una riflessione.

Secondo i mass media, al momento sono due le conseguenze più importanti che questo scandalo sta provocando nella vita di Chiara Ferragni:

  • La prima, il reale pericolo che i brand con cui Chiara aveva definito accordi commerciali per il 2024 recedano dai contratti per dissociarsi dall’immagine dell’imprenditrice che in questo momento storico risulta danneggiata[2];
  • La seconda, il fatto che ogni giorno Chiara stia perdendo migliaia di follower[3], così tanti che si vocifera che stia acquistando dei profili fake per mostrare al pubblico di non stare perdendo il sostegno dei suoi seguaci.

È quest’ultimo punto che mi ha fatto riflettere in modo particolare su un argomento che vorrei condividere con voi per iniziare insieme il 2024: la fiducia.

Il fatto che tante persone stiano attualmente abbandonando le pagina Instagram della Ferragni è un segnale molto forte: a causa delle accuse fondate che le sono state rivolte, i followers hanno perso fiducia in lei come rappresentante dei valori che fino ad oggi ha scelto di raccontare pubblicamente.

Chi considera il numero di followers che seguono un content creator o un personaggio pubblico esclusivamente una vanity metric [4], non può cogliere la reale portata di quanto accaduto in questa situazione specifica. I followers, infatti, non sono un orpello per rendere più cool il proprio profilo social e andare in giro vantandosene ubriachi di ego. I followers non sono un numero, sono persone, e come tali decidono di seguire una data persona solo se percepiscono che venga loro offerto qualcosa che in quel momento valga la loro attenzione.

La fiducia è l’elemento che sta alla base di ogni rapporto esistente nella nostra società. Per far sì che una relazione permanga nel tempo è necessario che le parti coinvolte si fidino l’una dell’altra. La fiducia è il collante che mantiene salda ogni tipo di relazione: quella tra partner, genitori e figli, amici, dipendente e datore di lavoro, popolo e governo, l’artista e il suo pubblico, e persino Dio e il Suo popolo. Per chi crede, infatti, la Fede deve camminare di pari passo con la fiducia. Ciò vuol dire che non basta riconoscere con la ragione che qualcuno possa avere un impatto positivo su di noi per le qualità che mostra, occorre avere fiducia che quella persona soddisferà le nostre aspettative. La fiducia ha a che fare con la nostra parte emotiva.

Fidarsi di qualcuno vuol dire affidargli una parte di noi; e non la parte più forte e sicura, ma quella fragile, sensibile, vulnerabile, che più di tutte ha bisogno di essere trattata con onestà e coerenza. Perché non c’è amore dove non c’è abbandono di sé nelle mani dell’altro.

Più sarà grande la fiducia reciproca riposta tra le parti della relazione, più il legame sarà solido e profondo, ma ciò allo stesso tempo comporterà, di conseguenza, il doversi assumere delle responsabilità direttamente proporzionali alla fiducia che viene data: la responsabilità del cuore che si riceve in dono con tutto ciò che comporta, non solo emotivamente ma anche praticamente nel quotidiano.

L’uomo o la donna che smette di credere nel rapporto e prende le distanze, il dipendente che fino all’altro ieri era entusiasta della sua azienda e instancabile nello svolgere il suo lavoro e all’improvviso perde la motivazione, il popolo che per anni segue un partito e poi smette di votarlo a costo di lasciare bianca la scheda elettorale, i followers che seguirebbero il personaggio del loro cuore in capo al mondo e di colpo smettono di appoggiare le sue iniziative e fanno unfollow, che cos’hanno in comune? La perdita di fiducia. 

La perdita di fiducia da una o entrambe le parti è uno dei principali motivi di separazione in una relazione, che sia di tipo personale, professionale o istituzionale. I partner si allontano in maniera irreparabile quando anche solo uno dei due perde la fiducia. Il momento in cui il solenne voto ‘dell’io-credo-in-te’ viene meno è il canto del cigno della relazione.

La perdita di fiducia in qualcuno comporta inevitabilmente anche la perdita della stima e del rispetto per quella persona da cui ci si è sentiti traditi. La perdita della stima ci rende sordi davanti alle sue parole, alle sue spiegazioni e alle penitenze per farsi perdonare; la perdita del rispetto, si sa, ci rende “più cattivi” perché diventiamo completamente insensibili di fronte alle sue fragilità e all’improvviso tutto ciò che fino al giorno prima era di vitale importanza preservare genera riflessioni di un certo impatto (ambientale): 'Questa cosa che mi ha dato dove la butto? È tutta plastica o va nei rifiuti misti?'

In queste circostanze molti desiderano vendicarsi per il torto subito: c’è chi diventa aggressivo cercando un risarcimento e chi, al contrario, senza troppo scalpore dà le dimissioni. Dal lavoro, da una relazione, dall’idea di un rapporto che non esiste più. ‘Ma era mai davvero esistito?’ si domanda il dimissionario che si sente all’improvviso il protagonista di un’opera di Samuel Beckett[5].

La vendetta non è mai un buon piatto da servire, caldo o freddo che sia (come lo vorrebbe il noto proverbio). Quando crolla la fiducia nel partner, nelle istituzioni, nel datore di lavoro, nel nostro artista preferito o addirittura nell’umanità, lo stimolo per risollevarsi proviene solo e soltanto da dentro noi stessi. Occorre andare alla ricerca dei propri valori, quelli più veri e profondi che sono solo nostri e non mutano perché influenzati dalle parole e dal comportamento della gente. È da questi che occorre ricominciare per costruire la nostra nuova realtà. Ma di questo parleremo un’altra volta.

 

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Note:

[1] Non intendo raccontare in questa sede la vicenda. Se volete saperne di più potete consultare le notizie che trovate in abbondanza sul web.

[2] Vedi il caso Safilo.

[3] 157.000 circa è il numero più aggiornato che ho trovato in rete a ad oggi, 31 dicembre 2023. Suo marito Fedez, invece, pare ne abbia persi 81.000 circa, per un totale di 238.000 circa. Fonte: Corriere Adriatico).

[4] "Le metriche di vanità, o vanity metrics, sono quei parametri che servono a monitorare dati come: numero di followers sui social media, numero di like ai post pubblicati, numero di pagine viste, numero di visualizzazioni ai contenuti. In sostanza, questi sono alcuni esempi di metriche di vanità che, sebbene apportino entusiasmo e una parvenza di successo, non sono sempre utili a gestire, modificare e ad intervenire sulle azioni di marketing" (tratto da un interessante articolo di Raffaele Gaito). 

[5] Samuel Beckett è autore di opere identificate appartenenti al genere del teatro dell’assurdo.

[6] La penultima immagine ritrae gli attori durante la performace di Aspettando Godot di Samuel Beckett. L'immagine è presa dal sito Ilformat.info.

 

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Mada Alfinito 29/05/2022

Persone Tossiche

Questo che stai per leggere di seguito non è un articolo ma un post che ho pubblicato sulle mie pagine social e che riporto anche qui, sul sito, per agevolare ai lettori la consultazione del materiale che pubblico.

 

Consapevolezza, impegno e una comunicazione efficace sono elementi fondamentali per raggiungere i tuoi obiettivi.

 

Eppure, non sempre le cose dipendendo esclusivamente da te. Ogni giorno, sul tuo cammino, incontri delle persone e ognuna di loro è potenzialmente in grado di accompagnarti verso la meta perché ha a cuore il tuo bene, oppure persuaderti ad allontanarti dal tuo benessere perché non desidera la tua felicità. Sto parlando delle PERSONE TOSSICHE.

 

Nel carosello di oggi scoprirai come riconoscerle (ed evitarle!).

 

LA MIA ESPERIENZA:

Io, personalmente, ne ho incontrate tante; e quante volte mi sono indignata di fronte a tali comportamenti? Moltissime. 

 

Poi però ho capito: SIAMO NOI PER PRIMI A DOVER RICONOSCERE IL NOSTRO VALORE, poi gli altri.

 

Impara a selezionare le persone che frequenti, scegli chi è capace di criticarti per dare qualità alla tua vita e non chi lo fa per la soddisfazione di vederti sconfitt*. Dai importanza alle persone per cui tu sei importante.

 

Se ti va, condividi anche tu la tua esperienza!

 

 

 

 

 

 

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Mada Alfinito 19/09/2017

Test: sei un dipendente affettivo?

Qui di seguito presento un test autovalutativo molto importante nel diagnosticare in modo autonomo se si soffre di dipendenza affettiva. Ovviamente, questo è solo un test orientativo che si trova facilmente in internet e sui manuali di self-help e che può essere d’aiuto nel momento in cui si inizia ad acquisire la consapevolezza che c’è qualcosa nella propria vita che non sta andando per il verso giusto, soprattutto nella vita di coppia. Alle domande si risponde con ‘sì’ o ‘no’ e per ogni risposta positiva data, consiglio di prendere nota di alcune delle circostanze della vita in cui si è agito nel modo descritto nell’item contrassegnato dal sì. Più risposte positive verranno date, più alta è la possibilità che soffriate di dipendenza affettiva e a quel punto sarà opportuno coinvolgere uno psicologo o uno psicoterapeuta per esporre eventuali perplessità riguardo la propria situazione personale.

I quesiti sono i seguenti:

1) Hai spesso il desiderio di un incontro romantico o passionale?

2) Vai mai su di giri per fantasie, intrighi e situazioni amorose?

3) Ti senti disperato o inquieto quando sei lontano dal tuo amante o partner sessuale?

4) Credi che una relazione amorosa renderà la tua vita più sopportabile?

5) Sei incapace di smettere di vedere una persona anche se sai che quella persona è per te distruttiva?

6) Hai difficoltà a stare solo?

7) Credi che la tua vita avrebbe poco o nessun significato se non avessi una relazione amorosa?

8) Rimpiazzi una relazione finita immediatamente?

9) Pensi di avere la tendenza ad incappare continuamente in relazioni insane?

10) La tua attenzione alle relazioni amorose aiuta a gestire meglio o a scappare dai problemi della tua vita?

11) Ti ritrovi a flirtare o ad avere atteggiamenti sessuali con qualcuno anche se non è tua intenzione farlo?

12) Ti trovi mai in relazioni in cui non sei capace di lasciare il partner?

13) Solitamente non desideri che qualcuno sappia delle tue attività amorose o sessuali?

14) Hai mai fatto sesso con qualcuno per piacergli o farti amare di più?

15) Fai promesse a te stesso riguardo il tuo comportamento sessuale o amoroso che poi non sei in grado di mantenere?

16) Pensi che un’altra persona possa tenerti su e far andare meglio le cose?

17) Pensi che non ti senti veramente vivo a meno che tu abbia vicino un partner sessuale/amoroso?

18) Hai mai messo a rischio la tua stabilità economica, reputazione o il restare nella tua comunità per perseguire una relazione amorosa?

19) Credi che i problemi nella tua vita affettiva siano dovuti al fatto di rimanere con la persona “sbagliata”?

20) Percepisci spesso una vicinanza immediata e un feeling completo con persone appena conosciute?

21) Hai bisogno di fare sesso o “innamorarti” per sentirti un “vero uomo” o una “vera donna”?

22) Sei incapace di concentrarti su altri campi della tua vita a causa di pensieri amorosi o sensazioni che provi nei riguardi di un’altra persona?

23) Hai mai desiderato di poter fermare o controllare le tue attività sessuali o amorose per un certo periodo di tempo?

24) Senti che la tua vita sia diventata ingestibile a causa del tuo eccessivo bisogno di relazioni?

25) Hai mai pensato che potresti fare molto di più nella tua vita se non fossi spinto a ricercare intensamente attività sessuali o romantiche?

 

Fonte: Foundry Clinical Group, 2010. LOVE ADDICTION SCREENING TEST
Created by Aaron Alan, from Pia Mellody, Patrick Carnes, and SLAA’s “40 Questions for Self Diagnosis”

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