Comunicare la Salute Senza Tradirla
Linee guida per una comunicazione etica ed efficace in ambito healthcare e non solo
Mada Alfinito 04/09/2026 0
Era il 1967 quanto i tre maggiori esponenti della scuola di Palo Alto[1], P. Watzlawick, J.H. Beavin e D. Jackson, introdussero il concetto di Pragmatica della Comunicazione Umana e divulgarono i 5 Assiomi della Comunicazione, ovvero i principi fondamentali che ne descrivono il funzionamento[2].
Secondo gli autori, tutto è comunicazione: ogni parola, ogni gesto, ogni sospeso silenzio. E in uno scambio comunicativo tutto ci racconta qual è il nostro posto e il posto degli altri in una relazione, quali sono le dinamiche di un rapporto, le quali non sempre sono espresse esplicitamente ma vengono rese manifeste mediante il tono, l’impostazione e l’inclinazione della voce, i gesti e i movimenti.
Ma tutto ciò non è mai scevro dal filtro della soggettività: il posto che assegno ad un altro nella mia comunicazione racconta di come io lo considero rispetto a me e anche io, allo stesso tempo, in quella e in altre decine di interazioni quotidiane, vivo il ruolo che l’interlocutore ha deciso di assegnarmi, coerentemente con l’idea che ha di me o di quello che vorrebbe da me - che ne siamo coscienti o meno.
Fino a quando, però, entra in gioco il barlume della consapevolezza e, coloro che fino a quel momento erano solo comparse all’interno di una dinamica relazionale, diventano co-protagonisti che grazie ad essa possono scegliere se e come influire sulla comunicazione per renderla simmetrica o almeno positivamente complementare.
Perché secondo la scuola di Palo Alto, il rischio più grande della comunicazione è che diventi sbilanciata: a volte nei suoi eccessi, con una pervasività eccessiva; altre nella scarsità, creando diffidenza in chi ascolta; talvolta in una insidiosa ambiguità, senza mai permettere all’interlocutore di dare voce alla dissonanza cognitiva[3] che genera.
Proprio dalla riflessione su questi rischi prende avvio il presente saggio, che si propone di offrire strumenti per riconoscere e mettere in atto una comunicazione sana ed efficace. Nell’approfondire questo argomento saremo guidati dalle riflessioni di un professionista con oltre quarant'anni di esperienza nei settori della comunicazione, delle relazioni pubbliche e dell’innovazione. Sto parlando di Andrea Cornelli, Partner e Chief Innovation & Operating Officer di SEC Newgate Italia[4].
Lo scorso 25 giugno, in McCann Health Boot (azienda leader nel settore della comunicazione in ambito healthcare che, a seguito di un rebranding, oggi ha il nome di Camp22 Holding), abbiamo avuto l’onore di ospitare questo professionista grazie all’iniziativa del Chief Executive Officer Alessio Carli, con cui ho il piacere di collaborare nelle Human Resources.
Prima di proseguire è fondamentale precisare che le parole di questo professionista durante il suo speech in azienda fanno particolare riferimento alla comunicazione nel settore healthcare, ma i concetti espressi possono essere utilizzati come linee guida in tutti gli altri ambiti della comunicazione umana.
ETICA
Andrea Cornelli ha parlato agli entusiasti professionisti di Camp22 Holding di quanto la persuasione sia fondamentale per farci ascoltare ma, secondo la sua visione, essa non deve mai prescindere dal rispettare i principi fondamentali che rendono la comunicazione non solo efficace, ma anche eticamente corretta.
Per chi opera in questo settore, infatti, una delle sfide principali consiste nel saper influenzare senza sconfinare nella manipolazione, mantenendo appeal, autorevolezza e capacità di coinvolgere.
Cornelli ci ha spiegato che una comunicazione etica ed efficace è caratterizzata principalmente da questi aspetti:
Rispetto dell’interlocutore. Che sia un conoscente, un partner, un potenziale acquirente o un pubblico, avere rispetto di chi ci ascolta è fondamentale. La persuasione cerca di convincere attraverso argomenti, emozioni e valori, lasciando intatta la libertà di scelta; la manipolazione, invece, mira ad orientare il comportamento aggirando o sfruttando le capacità critiche della persona. Rispettare l'altro significa riconoscerlo come un soggetto capace di scegliere, non come un oggetto da influenzare.
Chiarezza di intento. Quando ci si rivolge ai propri interlocutori occorre chiarire sin da subito chi parla e per conto di chi viene riportata l’informazione, qual è il messaggio e l’obiettivo della comunicazione. Ciò ha il grande beneficio di rafforzare la credibilità. Infatti, essere chiari sulle proprie intenzioni significa anche essere trasparenti. Inoltre, la chiarezza di intento aiuta a scegliere il linguaggio e lo stile comunicativo più adatto per far arrivare all’interlocutore il messaggio in maniera efficace.
Proporzionalità del messaggio. Numerosi studi hanno evidenziato che le decisioni di acquisto sono influenzate in misura significativa dalle emozioni. Una comunicazione efficace, quindi, non si limita a trasmettere informazioni, ma è in grado di suscitare emozioni che orientano l'attenzione, la memoria e il processo decisionale. Secondo Cornelli, però, l’intensità emotiva del messaggio deve essere proporzionata: infatti, se è vero che una moderata preoccupazione può aumentare l'attenzione e motivare all'azione quando è accompagnata da una soluzione chiara e credibile, al contrario, spingere il focus dei propri interlocutori verso uno stato di disagio permanente e scarsità, laddove la situazione non richieda un carico emotivo così denso, può avere un effetto boomerang in quanto i destinatari del messaggio si accorgeranno di essere stati ingannati. Per costruire relazioni durature con clienti, stakeholder e coloro con cui ci interfacciamo meglio investire su emozioni che risultino più efficaci come fiducia, speranza, appartenenza e desiderio le quali, oltre a creare un legame più solido con chi esprime il messaggio, avranno anche un impatto positivo sul benessere psicofisico delle persone.
Integrità del perimetro informativo. Quando si veicolano delle informazioni è fondamentale essere esaustivi, ed informare i propri interlocutori sia dei vantaggi che dei rischi. Mostrare le criticità del proprio messaggio non lo rende meno appetibile, al contrario lo rende reale e credibile. Chi ascolta si sentirà maggiormente sereno in quanto ciò che è potenzialmente rischioso è stato già svelato e non si avranno sorprese negative successivamente quando non si potrà più scegliere diversamente.
FIDUCIA
La comunicazione è sempre una responsabilità, soprattutto quando si affrontano temi ad alto impatto sociale. Per questo occorre essere molto attenti nel costruire e veicolare le informazioni, soprattutto in un’epoca come la nostra in cui l’avanzamento della tecnologia e dell’Intelligenza Artificiale è così veloce che distinguere le notizie vere da quelle false diventa sempre più insidioso.
E allora, cosa ci può aiutare a farci ascoltare tenendo in considerazione i bisogni dell’interlocutore senza però rinunciare ai nostri obiettivi?
La fiducia
Ed è proprio questa il prezioso filo conduttore presente in tutte le caratteristiche della comunicazione sopra descritte.
Cornelli ci dice che il tema della fiducia è ancora più importante e delicato quando parliamo di salute, perché la salute è un argomento a cui le persone sono molto sensibili dato il suo impatto profondo nelle nostre vite.
La fiducia deve durare nel tempo, non si può crearla strategicamente a tavolino per un periodo di tempo e poi smettere di occuparsene. Essa si costruisce soprattutto grazie ad una buona reputazione, ovvero quando le parole di chi veicola il messaggio sono coerenti con ciò che fa e, soprattutto, quando si riesce a dimostrare che i nostri interessi non prevarranno su quelli degli interlocutori, i quali cercano un punto di riferimento per orientarsi nel compiere scelte talvolta non facili.
Ma, guai a tradire questa fiducia: ci vuole infatti una vita per costruire la reputazione dinuna persona o di un brand e un solo giorno per distruggerla. Un piccolo errore può divenire fatale per la credibilità e l’immagine raggiunte.
TROVARE IL PROPRIO STILE
Un altro aspetto importante affrontato durante lo speech è l’importanza di conservare la propria unicità: prima di tutto nelle informazioni da veicolare, le quali devono sempre essere selezionate sulla base dei propri valori personali, e poi nella scelta dello stile da utilizzare per esprimere con efficacia il messaggio senza perdere naturalezza.
Cornelli fa riferimento alla parola allure[5], sottolineando l’importanza di comunicare rispettando i criteri sopra elencati ma, allo stesso tempo, conservando il nostro stile senza voler a tutti i costi somigliare ad altri per il timore di non essere riconosciuti e ascoltati. Il nostro modo di esprimerci è unico e, anche se non è perfetto, è proprio questo che permette di differenziarci sul mercato e rendere più autentiche le nostre relazioni.
Con queste preziose parole siamo giunti al termine delle riflessioni di oggi. Non mi resta che ringraziare Alessio Carli e la Camp 22 Holding per avermi dato l’opportunità di ascoltare questo speech e ringraziare Andrea Cornelli per questo momento altamente formativo. Infine, ringrazio i miei lettori per essere giunti fin qui, ancora una volta.

Note:
[1] Con l'espressione Scuola di Palo Alto si indica un filone di ricerca interdisciplinare sviluppatosi negli Stati Uniti a partire dalla metà del XX secolo, al quale fanno riferimento studiosi di diversa formazione che hanno operato nell'area di Palo Alto, in California.
[2] I 5 Assiomi della Comunicazione: 1 Non si può non comunicare; 2 Ogni comunicazione ha un aspetto di contenuto e di relazione; 3 La natura della relazione dipende dalla punteggiatura della sequenza degli eventi; 4 La comunicazione può essere sia analogica che digitale; 5 Le interazioni possono essere simmetriche o complementari.
[3] Nelle dinamiche manipolative, la dissonanza cognitiva si manifesta quando i messaggi verbali del manipolatore sono in contrasto con i suoi comportamenti. Questa incoerenza genera nella vittima un forte conflitto psicologico ed emotivo. In molti casi, i manipolatori alimentano deliberatamente questo stato di dissonanza per confondere l'interlocutore, indebolirne il senso critico e renderlo più dipendente dal proprio punto di vista.
[4] Andrea Cornelli è Partner e Chief Innovation & Operating Officer di SEC Newgate Italia. Con oltre quarant'anni di esperienza nei settori della comunicazione, delle relazioni pubbliche e dell'innovazione, ha ricoperto ruoli di vertice in Ketchum Italia e nell'Omnicom Public Relations Group. È vicepresidente di UNA – Aziende della Comunicazione Unite e cofondatore del progetto PR Hub. Si occupa di innovazione, trasformazione digitale, reputazione e impatto dell'Intelligenza Artificiale sulla comunicazione d’impresa.
[5] Il termine allure deriva dal francese (dal verbo aller, "andare") e indica un portamento elegante, uno stile raffinato o l’attrattiva magnetica di una persona o un oggetto. Più in generale, esprime il fascino e il carisma legati al modo di muoversi o di presentarsi. Fonte: Google search.
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Mada Alfinito 16/11/2020
Comunicare le Emozioni
Questo che stai per leggere di seguito non è un articolo ma un post che ho pubblicato sulle mie pagine social e che riporto anche qui, sul sito, per agevolare ai lettori la consultazione del materiale che pubblico.
Il tratto di introversione-estroversione è fondamentale quando vogliamo comprendere il temperamento umano:
- Gli estroversi possiedono una forte capacità di socializzazione e condividono con gli altri le emozioni più intime. Nei casi in cui questo tratto sia accentuato, essi divengono eccessivamente sensibili finendo travolti dalla propria emotività.
- Gli introversi mostrano un temperamento opposto: riservati, riflessivi e decisamente più sobri, mantengono un grande self control anche nelle situazioni critiche. Nei casi in cui questo tratto sia più sviluppato, i soggetti eccedono nella diffidenza e hanno difficoltà ad instaurare relazioni intime.
In realtà, anche dietro al temperamento in apparenza più posato si nascondono tumultuose passioni e paure ancestrali. La differenza tra i due temperamenti sta nel modo di comunicare le proprie emozioni. Un errore frequente degli estroversi è quello di sommergere l’introverso di turno con le emozioni che non riescono a gestire aspettandosi di ricevere aiuto dalla sua capacità di controllo. In questo modo, essi rischiano di generare un forte stress nell’altro che, di contro, pur vivendo un disagio non riuscirà ad esprimere apertamente ciò che prova e a porre un limite all’invadenza del primo.
Affinché le loro relazioni divengano serene, gli estroversi necessitano di comunicare in modo equilibrato e di cercare soluzioni in autonomia per non dipendere sempre dagli altri. Gli introversi, invece, hanno bisogno di imparare ad esprimere i propri stati d’animo, soprattutto nei momenti critici.
Una soluzione per entrambi è:
- Non provare a verbalizzazione continuamente i sentimenti (l’introverso non ci riuscirebbe e questo sarebbe un’ulteriore fonte di stress);
- Ricercare l’aiuto e la vicinanza delle persone care mediante il linguaggio non verbale (carezze, abbracci, piccoli gesti).
Di questo argomento te ne parlo in maniera approfondita su YouTube: Comunicare le Emozioni Negative. Vale Sempre la Pena?
E tu, ti senti più estroverso o introverso? Se questo post ti è piaciuto e lo hai trovato utile, condividilo sui tuoi social preferiti. Per una consulenza su come costruire una comunicazione efficace e raggiungere i tuoi obiettivi, contattami.
Mada Alfinito 04/10/2017
Si o No: le parole compromettono il destino della tua relazione
Dedico la quinta regola per creare una efficace comunicazione interpersonale a tutti gli innamorati messi in crisi da due piccole ma potenzilamente letali parole. Nell'articolo mi riferisco soprattutto alle donne poiché è un problema molto diffuso soprattutto tra loro, ma sono certa che, per certi aspetti, anche i maschietti potranno riconoscersi in questo disagio.
"Quando dici 'sì' agli altri, assicurati di non stare dicendo 'no' a te stesso".
(Paolo Coelho)
"SI!" è un rituale che inizia sin dall'infanzia: dire "sì" ai genitori, agli insegnanti e agli amici è necessario. Se dicessimo qualche "no" di troppo, saremmo etichettati come ribelli ed esclusi da buona parte delle attività a cui vorremmo prendere parte. Da adulti, le cose non sono poi così diverse: quanti "sì" siamo costretti a rispondere alla società per non perdere le poche cose che abbiamo guadagnato tanto duramente?

Tra tutti i "sì" della nostra vita, ce n'è uno che la maggior parte delle donne sogna ancora di dire nel ventunesimo secolo ed è il fatidico "SI!". Purtroppo, le persone che credono che parole come "per-sempre" e "e-vissero-tutti-felici-e-contenti" nascano sull'altare di una Chiesa o in un qualsiasi altro luogo dove si ufficializza un tale tipo di unione, si sbagliano. Ogni relazione è costellata da una sequenza senza fine di "SI" e sono proprio questi che decideranno le sorti della relazione. Tutto ha inizio con il primo sguardo tra un uomo e una donna. Lui la nota e lei risponde: "SI" usando lo sguardo in risposta. Poi arriva il momento di dire: "SI: ti darò il mio numero di telefono" e: "SI, sabato prossimo avremo un appuntamento!" A questo punto si avvicina il momento di dire "SI" e dare il primo bacio, il quale è spesso seguito dal "SI" del primo rapporto o approccio sessuale.
In aggiunta, in una relazione ci sono tantissimi altri importanti "sì" e una 'donna-che-ama-troppo' (cit. Norwood) è una donna che dice sempre "SI!" Lei risponde "SI!" anche se la telefonata del suo lui non arriva mai e quando lui la ritiene finalmente degna di una piccola attenzione, lei risponde "SI! Ti stavo aspettando!" Lei dira "SI!" anche quando lui la inviterà a cena... il problema è che lei gli aveva chiesto di passare un po' di tempo insieme due settimane prima, ma lui ha trovato il tempo soltanto ora (è sempre troppo impegnato per fare una telefonata o uscire). Nonostante il fatto che lei stia raccogliendo le briciole del SUO prezioso tempo, lei risponderà ancora "SI!" al suo bisogno di fare sesso al loro primo (o secondo) appuntamento anche se lei in realtà non si sente ancora pronta (non lo conosce ancora bene), ma decide lo stesso di farlo solo perché ha paura di perdere lui. Ma cosa dire a riguardo delle regole del gioco che LUI ha stabilito? è lui a decidere quando chiamare e quando no, quando uscire e quando no, quando fare sesso oppure no, quando litigare o fare pace, quando concederle una piccola gioia oppure una lunga lista di frustrazioni e lei è ancora lì, soffrendo ma fingendo un sorriso, rispondendo "SI!"
La parola 'sì', concessa costantemente, succhia via l'anima dalle persone. Nelle relazioni insane, dire "NO" è proibito. Lo sanno bene le donne (ma anche gli uomini) che dicono sempre "sì" ai loro partner senza mai avere la possibilità di considerare se farlo conduca ad un'azione positiva o dannosa per loro stesse. Dire "sì" è un modo facile per preservare la relazione ma ha un costo veramente alto: la perdita della dignità della donna e una vita di sofferenza. Quando un uomo forza subdolamente una donna a fare ogni cosa lui voglia, il "sì" pronunciato da lei perde il suo significato di 'amore'. Da quel momento in poi, quando lei dice "sì" non sta lasciando intendere più: "Io ti amo" ma: "Compromesso" e 'compromesso', in questi casi, non vuol dire altro che 'prigione' e 'perdita di identità' (della donna, ovviamente).
Tantissimi uomini dichiarano di sognare (segretamente) di avere una 'yes-woman' accanto nella loro vita ma ciò non è assolutamente vero perché, quando essi spingono la loro donna a cambiare, con il tempo iniziano ad annoiarsi di averla tra i piedi e la mollano per un'altra che in quel momento sembra loro più inafferabile e decisa (per poi provare a cambiare anche lei dopo averla conquistata). Gli uomini non rispetteranno mai una donna che permette di essere tratta come una schiava e fa del suo meglio per soddisfare i desideri più egoisti del suo uomo. Un uomo smette di dare rispetto alla sua donna se perde la sua dignità (anche se è stato proprio lui la causa che ha spinto lei a cambiare così duramente).
Tuttavia, ci sono casi in cui una 'yes-woman' riesce ad ottenere la sua ricompensa e va all'altare con l'uomo a cui ha giurato di servire fedelmente ed eternamente (e la sua vita sarà un vero Inferno sulla Terra). Mi domando: ha davvero senso giungere all'altare di una Chiesa sentendosi completamente svuotate? Vale davvero la pena buttare via la dignità di essere donna per il capriccio di un uomo? Vale davvero la pena farsi sfruttare da un partner senza mai ricevere ciò di cui una donna ha bisogno per sentirsi emotivamente e sessualmente soddisfatta?
Non posso nascondere che oggigiorno anche gli uomini stanno sperimentando un disagio molto simile: il numero di uomini sfruttati, manipolati e schiavizzati da donne egoiste ed egocentriche è tremendamente in aumento. è davvero una dura sfida stabilire chi abbia ragione e chi sia nel torto, se gli uomini o le donne, perché ciascuna storia è differente, ma il punto è che l'amore può esistere solo e soltanto dove il rispetto e la dignità dominano la relazione.
L'ancestrale lotta tra il bene e il male oggi non è altro che la lotta tra il sì e il no perché ciò che sta distruggendo inesorabilmente le relazioni umane nell'attuale momento storico è il costante conflitto tra chi fa pressanti richieste e subdolamente forza e l'altro membro della relazione, il quale vive costantemente con l'ansia e la paura di sbagliare. Non esiste nessuna gioia nel donare se donare significa 'mi-sento-in-obbligo-perché-ho-paura-di-perdere-il-mio-partner'. L'amore è veramente libero e onesto solo se possiamo sentirci a nostro agio in tutte quelle situazioni in cui siamo chiamati a rispondere "sì" o "no" ai bisogni del nostro partner. Uno 'yes-man' o una 'yes-woman' non è un/una partner, è un burattino. E quando un essere umano diventa un burattino non passerà molto tempo prima che Mangiafoco getti Pinocchio tra le fiamme.
Possiamo eununciare a questo punto la regola #5 per una buona comunicazione interpersonale: 'sì' e 'no' sono solo all'apparenza delle semplici parole: quando vengono pronunciate andando contro ciò in cui credete e volete davvero, possono recare danni esponenziali alla vostra vita e alle vostre relazioni perché vi metteranno in situazioni non piacevoli e difficili da gestire. Meglio essere chiari: l'onestà vi ricompenserà con la serenità.
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Mada Alfinito 13/11/2020
Una Buona Comunicazione di Coppia è Fondamentale
Questo che stai per leggere di seguito non è un articolo ma un post che ho pubblicato sulle mie pagine social e che riporto anche qui, sul sito, per agevolare ai lettori la consultazione del materiale che pubblico.
Per capire se quella che stai vivendo è una buona relazione di coppia, osserva il modo in cui comunicate l’uno con l’altra.
In una relazione sana i partner danno grande importanza al contenuto delle interazioni: ciascuno è coinvolto sia con la propria emotività che con la ragione da ciò che dice l'altro e gli scambi di gesti e parole avvengono in maniera fluida e spontanea anche durante i litigi. Questi ultimi, infatti, vengono da loro considerati un'occasione per conoscersi meglio e arricchire la coppia delle rispettive diverse visioni del mondo pur giungendo ad un accordo.
Al contrario, nelle relazioni tossiche i partner focalizzano le loro attenzioni sul ruolo che ciascuno presume o pretende di avere all'interno del rapporto. Qualuque sia il contenuto delle conversazioni, l'obiettivo è affermare il proprio 'io' sminuendo la paritaria importanza dell'altro o le sue opinioni. La comunicazione non è mai spontanea: ciascuno progetta in anticipo cosa dire all'altro per confonderlo e vincere nel confronto.
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