Questione di Fiducia

Il venir meno del solenne voto ‘dell’io-credo-in-te’ è il canto del cigno della relazione.

Mada Alfinito 31/12/2023 0

Ben ritrovati lettori,

In questo periodo sui Social, in TV e persino durante le chiacchiere tra conoscenti non si fa altro che parlare della vicenda di Chiara Ferragni accusata dall’Antitrust di pubblicità ingannevole[1].

Non è mia abitudine seguire uno stesso fatto di cronaca giorno per giorno attendendo novità sullo svolgimento, ma devo dire che questa volta non ho resistito alla tentazione di sbirciare frequentemente le continue notizie sul caso e in questo articolo vorrei fare con voi una riflessione.

Secondo i mass media, al momento sono due le conseguenze più importanti che questo scandalo sta provocando nella vita di Chiara Ferragni:

  • La prima, il reale pericolo che i brand con cui Chiara aveva definito accordi commerciali per il 2024 recedano dai contratti per dissociarsi dall’immagine dell’imprenditrice che in questo momento storico risulta danneggiata[2];
  • La seconda, il fatto che ogni giorno Chiara stia perdendo migliaia di follower[3], così tanti che si vocifera che stia acquistando dei profili fake per mostrare al pubblico di non stare perdendo il sostegno dei suoi seguaci.

È quest’ultimo punto che mi ha fatto riflettere in modo particolare su un argomento che vorrei condividere con voi per iniziare insieme il 2024: la fiducia.

Il fatto che tante persone stiano attualmente abbandonando le pagina Instagram della Ferragni è un segnale molto forte: a causa delle accuse fondate che le sono state rivolte, i followers hanno perso fiducia in lei come rappresentante dei valori che fino ad oggi ha scelto di raccontare pubblicamente.

Chi considera il numero di followers che seguono un content creator o un personaggio pubblico esclusivamente una vanity metric [4], non può cogliere la reale portata di quanto accaduto in questa situazione specifica. I followers, infatti, non sono un orpello per rendere più cool il proprio profilo social e andare in giro vantandosene ubriachi di ego. I followers non sono un numero, sono persone, e come tali decidono di seguire una data persona solo se percepiscono che venga loro offerto qualcosa che in quel momento valga la loro attenzione.

La fiducia è l’elemento che sta alla base di ogni rapporto esistente nella nostra società. Per far sì che una relazione permanga nel tempo è necessario che le parti coinvolte si fidino l’una dell’altra. La fiducia è il collante che mantiene salda ogni tipo di relazione: quella tra partner, genitori e figli, amici, dipendente e datore di lavoro, popolo e governo, l’artista e il suo pubblico, e persino Dio e il Suo popolo. Per chi crede, infatti, la Fede deve camminare di pari passo con la fiducia. Ciò vuol dire che non basta riconoscere con la ragione che qualcuno possa avere un impatto positivo su di noi per le qualità che mostra, occorre avere fiducia che quella persona soddisferà le nostre aspettative. La fiducia ha a che fare con la nostra parte emotiva.

Fidarsi di qualcuno vuol dire affidargli una parte di noi; e non la parte più forte e sicura, ma quella fragile, sensibile, vulnerabile, che più di tutte ha bisogno di essere trattata con onestà e coerenza. Perché non c’è amore dove non c’è abbandono di sé nelle mani dell’altro.

Più sarà grande la fiducia reciproca riposta tra le parti della relazione, più il legame sarà solido e profondo, ma ciò allo stesso tempo comporterà, di conseguenza, il doversi assumere delle responsabilità direttamente proporzionali alla fiducia che viene data: la responsabilità del cuore che si riceve in dono con tutto ciò che comporta, non solo emotivamente ma anche praticamente nel quotidiano.

L’uomo o la donna che smette di credere nel rapporto e prende le distanze, il dipendente che fino all’altro ieri era entusiasta della sua azienda e instancabile nello svolgere il suo lavoro e all’improvviso perde la motivazione, il popolo che per anni segue un partito e poi smette di votarlo a costo di lasciare bianca la scheda elettorale, i followers che seguirebbero il personaggio del loro cuore in capo al mondo e di colpo smettono di appoggiare le sue iniziative e fanno unfollow, che cos’hanno in comune? La perdita di fiducia. 

La perdita di fiducia da una o entrambe le parti è uno dei principali motivi di separazione in una relazione, che sia di tipo personale, professionale o istituzionale. I partner si allontano in maniera irreparabile quando anche solo uno dei due perde la fiducia. Il momento in cui il solenne voto ‘dell’io-credo-in-te’ viene meno è il canto del cigno della relazione.

La perdita di fiducia in qualcuno comporta inevitabilmente anche la perdita della stima e del rispetto per quella persona da cui ci si è sentiti traditi. La perdita della stima ci rende sordi davanti alle sue parole, alle sue spiegazioni e alle penitenze per farsi perdonare; la perdita del rispetto, si sa, ci rende “più cattivi” perché diventiamo completamente insensibili di fronte alle sue fragilità e all’improvviso tutto ciò che fino al giorno prima era di vitale importanza preservare genera riflessioni di un certo impatto (ambientale): 'Questa cosa che mi ha dato dove la butto? È tutta plastica o va nei rifiuti misti?'

In queste circostanze molti desiderano vendicarsi per il torto subito: c’è chi diventa aggressivo cercando un risarcimento e chi, al contrario, senza troppo scalpore dà le dimissioni. Dal lavoro, da una relazione, dall’idea di un rapporto che non esiste più. ‘Ma era mai davvero esistito?’ si domanda il dimissionario che si sente all’improvviso il protagonista di un’opera di Samuel Beckett[5].

La vendetta non è mai un buon piatto da servire, caldo o freddo che sia (come lo vorrebbe il noto proverbio). Quando crolla la fiducia nel partner, nelle istituzioni, nel datore di lavoro, nel nostro artista preferito o addirittura nell’umanità, lo stimolo per risollevarsi proviene solo e soltanto da dentro noi stessi. Occorre andare alla ricerca dei propri valori, quelli più veri e profondi che sono solo nostri e non mutano perché influenzati dalle parole e dal comportamento della gente. È da questi che occorre ricominciare per costruire la nostra nuova realtà. Ma di questo parleremo un’altra volta.

 

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Note:

[1] Non intendo raccontare in questa sede la vicenda. Se volete saperne di più potete consultare le notizie che trovate in abbondanza sul web.

[2] Vedi il caso Safilo.

[3] 157.000 circa è il numero più aggiornato che ho trovato in rete a ad oggi, 31 dicembre 2023. Suo marito Fedez, invece, pare ne abbia persi 81.000 circa, per un totale di 238.000 circa. Fonte: Corriere Adriatico).

[4] "Le metriche di vanità, o vanity metrics, sono quei parametri che servono a monitorare dati come: numero di followers sui social media, numero di like ai post pubblicati, numero di pagine viste, numero di visualizzazioni ai contenuti. In sostanza, questi sono alcuni esempi di metriche di vanità che, sebbene apportino entusiasmo e una parvenza di successo, non sono sempre utili a gestire, modificare e ad intervenire sulle azioni di marketing" (tratto da un interessante articolo di Raffaele Gaito). 

[5] Samuel Beckett è autore di opere identificate appartenenti al genere del teatro dell’assurdo.

[6] La penultima immagine ritrae gli attori durante la performace di Aspettando Godot di Samuel Beckett. L'immagine è presa dal sito Ilformat.info.

 

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Mada Alfinito 24/09/2017

Gli uomini preferiscono le stronze

        

Mi trovavo alla stazione centrale di Napoli. Aspettavo che i miei amici venissero a prendermi per andare a visitare le meraviglie della Napoli sotterranea(1).

 

 

Ero in compagnia di due amici che avevano viaggiato insieme a me da Salerno e, mentre attendevamo che gli altri arrivassero, entrammo nella grande libreria della stazione. In preda all’estasi e alla soddisfazione che solo la visione di un posto strapieno di libri può dare, mi sono distaccata da loro e ho iniziato a vagare da sola nella grande libreria in cerca di qualcosa che potesse conquistarmi. Mi sono ritrovata così nel settore ‘psicologia’, seguito poi da quello ‘filosofia’ (che volete farci, deformazione professionale!) a cercare qualche stimolo interessante per uno dei miei workshop. Leggendo i diversi titoli che mi si paravano innanzi mi colpì questo:

"Gli uomini preferiscono le stronze"

La copertina dal rosso portante e le labbra tinte di rossetto di una donna che succhia sensualmente un lecca lecca mi fece sorridere, oltre che incuriosire. Questa immagine stona ironicamente con il contenuto del libro ma non è solo una provocazione: è un'ottima mossa di marketing e faccio i miei complimenti a chi l’ha realizzata. Ammetto che, lì per lì, nonostante l'idea mi fosse piaciuta, il mio pregiudizio si fece prepotentemente avanti e iniziai a sfogliare il libro con la convinzione che quello fosse l'ennesimo trattato pseudo femminista post-moderno che proponeva a donne disperate l'elisir dell'amore in pochi stereotipati concetti. Stavo quindi per riporre il libro sullo scaffale senza approfondire. Non so se fu il caso o la semplice curiosità per qualcosa che ritenevo a priori potenzialmente trash, ma iniziai a sfogliarlo leggendo qualche concetto sparso qua e là.

Notai che in appendice al libro, l'autrice aveva inserito una lista di ciò che aveva chiamato ‘le 100 leggi del fascino di Sherry’. Leggere il mero elenco delle regole di Sherry decontestaulizzate dai paragrafi nei quali sono inserite può provocare in moltissime donne reazioni di pathos intense. La 21° legge per esempio afferma:

"Se un uomo deve aspettare prima di andare a letto con una donna, non solo la considererà più bella, ma avrà anche il tempo per apprezzarla meglio."


A quel punto mi sono immaginata la versione al femminile della scena biblica del giudizio universale che si trova in Matteo 25, 31-46. Il popolo femminile è diviso in due: da una parte ci sono le donne moderate che guadagneranno il Paradiso e dall’altra le ribelli che meriteranno l’inferno. Tra quelle candidate all’inferno (dalla società e dalle istituzioni più conservatrici) ci sono le femministe emancipate ed estremiste, quelle che gridano al maschilismo e al patriarcato ogni volta che la libertà sessuale della donna viene messa in discussione. Per dirla in breve: ‘libera vagina in libero stato’. Per queste donne iraconde e infuocate: “Una donna non può essere considerata una poco di buono se va a letto con un uomo al primo appuntamento! E nemmeno al secondo!” Dall'altra parte della divisione apocalittica ci sono le donne angelicate: quelle remissive e sottomesse ad ogni respiro del proprio partner. Apparentemente sovrastimate dagli uomini che non vogliono problemi e tanto amate da Dante e Petrarca, vivono costantemente in preda al pessimismo cosmico sentimentale in cui il loro ruolo di martiri d'amore le ha scaraventante. Sono quelle che leggendo l’affermazione della Argov sghignazzano in maniera composta e maliziosa: “L’ho sempre detto io! Visto che non sono bigotta come molte pensano?” Sono queste le vincitrici morali dell’amore, quelle che hanno visto l’uomo che amavano andar via da loro per una che avevano etichettato come quella buona solo per una notte. Sono queste le proclamatrici del: “L’avevo detto io che era solo una sgualdrina” e: “Prima o poi lui la mollerà per tornare da me”.

Ok donne. Stiamo ironizzando. Ma è un dato di fatto che le donne entrano in competizione fino ad odiarsi profondamente quando c’è di mezzo un uomo. In questo andazzo generale che vede le donne come la specie meno unita dall’inizio della creazione, ciò che rende il libro di Sharry Argov intelligente e utile è il fatto che lei sia riuscita a fare ciò che poche donne oggi sanno fare: stare nel mezzo. Che non vuol dire non saper decidere o farlo solo in base alla comodità delle circostanze,  ma semplicemente porsi per un po’ come mediatrice tra il mondo maschile e femminile facendo capire alle donne di essere tutte nella stessa barca e che nessuno stereotipo o estremizzazione porta a risultati positivi in amore (così come nella vita in generale). L’autrice ha intervistato centinaia di uomini di tutte le età, dai 20 ai 70 anni, e, cosa più incredibile e scandalosa per noi donne, lei li ha A S C O L T A T I. Senza replicare o voler aver ragione a tutti i costi. Finalmente una donna si è posta in ascolto di un uomo con fiducia senza voler avere l’ultima parola. Sì perché lo stereotipo della donna che non riesce a trovare mai un uomo che l'ascolti forse è davvero ancora troppo radicato nella nostra società nonostante il progresso vantato. Sherry Argov ha davvero parlato con centinaia di uomini e ne ha offerto in questo modo alle donne una nuova immagine: la maggior parte di loro non solo ha dimostrato di essere senziente e di possedere un cervello che non ragiona soltanto in base alle pulsioni sessuali, ma hanno anche mostrato di essere capaci di provare emozioni ed esprimere sentimenti.

Con ironia e sfrontatezza, l'autrice ripercorre i tanti errori comuni che sono entrati nella storia sentimentale di ogni donna, errori apparentemente banali ma che hanno inflitto letali colpi alla loro autostima, errori incessantemente quotidiani che hanno dato vita a capolavori di sfacciata ironia e immensa solitudine come il diario di Bridget Jones (amato anche da me!). Questo libro è la morte degli stereotipi che la maggior parte di noi donne ha sugli uomini, sul sesso e sulle relazioni amorose. Le dichiarazioni rilasciate dagli uomini intervistati mantenendo il proprio anonimato, possono aiutare a capire dove ognuna di noi ha sbagliato per anni nel modo di rapportarsi all’altro sesso donandoci la speranza che potremo trovare una relazione sana e felice usando semplicemente un po' di intelligenza e razionalità al momento giusto piuttosto che fare mesi o anni di psicoterapia a seguito dell’incontro con l’ennesimo uomo che ci ha tradite o scaricate. Lungi dall’affermare che gli uomini siano tutti dei santi, semplicemente questo libro riporta a ciascuna donna la propria parte di responsabilità nell’aver avuto il ben servito dal proprio uomo.

Personalmente, per alcuni mesi della mia vita ho considerato questo libro una Bibbia dei primi approcci amorosi durante una nuova conoscenza ma esso riguarda anche chi è in relazione con lo stesso uomo da più tempo. Questo testo mi ha dato molte dritte utili facendomi capire il perché della ricorsività di certi eventi nella mia vita. Certo, incontrare la propria anima gemella non è una cosa che può accadere esclusivamente grazie al nostro contributo, ma sapere cosa fare in determinate circostanze che ci gettano in confusione e ci fanno soffrire è già il primo passo verso l’incontro del nostro destino.

'Gli uomini preferiscono le stronze' ha avuto anche un sequel che in italiano è stato tradotto con il titolo 'Perché gli uomini sposano le stronze e lasciano le brave ragazze'. Io sono interessata a leggerlo quanto prima. E voi cosa ne pensate di questo libro? Lo avete letto? Correrete in libreria ad acquistarlo?

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Note:

(1) Immagine presa dal sito www.napolisotterranea.org

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Mada Alfinito 28/09/2017

Recuperarsi dalla dipendenza affettiva

 

          Nel precedente articolo ('come uscire dalle dipendenze patologiche?') ho spiegato cosa sia la Alcolisti Anonimi e come questo metodo di guarigione sia considerato tanto efficace al punto che nel corso degli anni sono nati in tutto il mondo centinaia di gruppi di terapia ispirati alla AA. Per la dipendenza affettiva è stato fatto lo stesso e la prima donna a suggerire l'idea di un gruppo di terapia per le 'donne che amano troppo' fu Robin Norwood.

          Per lungo tempo Robin Norwood fu una psicoterapeuta. Il suo bestseller 'donne che amano troppo' è nato proprio grazie alle chiacchierate tenute con le clienti che erano da lei in terapia. La stessa Norwood ha sostenuto, nel medesimo libro, di essere stata a sua volta una dipendente affettiva. è interessante il fatto che ad un certo punto della sua carriera, Robin abbia smesso di esercitare la professione di psicoterapeuta. Nei sui libri ella ha dichiarato espressamente di ritenere la terapia individuale poco efficace e incisiva al fine di aiutare le donne ad uscire da questo disagio psicologico ed emotivo. Ella scrisse: "Tuttavia, i molti anni di esperienza nel campo delle dipendenze mi hanno insegnato che sono i programmi 'Dodici Passi' quelli che offrono il più adeguato ed efficace trattamento di tutte le forme di dipendenza, ivi comresa quella da relazioni (1)". L'autrice non ha mai affermato che la terapia individuale fosse completamente inutile, ma ha più volte dichiarato nei suoi libri che aveva notato che le donne che facevano terapia di gruppo riuscivano a recuperarsi in maniera più efficace rispetto a chi si sottoponeva ad una terapia singola.

          In entrambi i suoi libri ('donne che amano troppo' e il sequel 'lettere di donne che amano troppo') ella ha tracciato delle linee guida per ispirare le donne che avrebbero letto i suoi scritti a fondare un gruppo di terapia basato dul programma 'Dodici Passi'. Inoltre, proprio perchè ogni gruppo di recupero 'Dodici Passi' si ispira al modello proposto dalla Alcolisiti Anonimi, per ciascuno di essi è stato stilato l'elenco dei passi adattato alla dipendenza che il gruppo deve affrontare. Per quando riguarda la dipendenza affettiva i seguenti 'Dodici Passi' riportati da Norwood si configurano in questo modo (2):

  1.  Abbiamo riconosciuto di non avere alcun potere suelle relazioni, e che lo nostre vite sono divenute ingovernabili;
  2. Ci siamo convinte che un Potere Superiore a noi possa restituirci la salute;
  3. Abbiamo deciso di affidare la nostra volontà e la nostra vita ala cura di Dio così come noi lo concepiamo;
  4. Abbiamo cercato dentro di noi, e fatto senza pauraun esame di coscienza;
  5. Abbiammo ammesso davanti a Dio, davanti a noi stesse, davanti a un altro essere umano l'esatta natura dei nostri errori;
  6. Siamo totalmente disponibili a lasciare che Dio elimini da noi tutti questi difetti di carattere;
  7. Umilmente gli chiediamo di eliminare tutte le nostre manchevolezze;
  8. Abbiamo elencaro tutte le persone cui abbiamo fatto torto, e siamo disponibili a fare ammenda presso ciascuna;
  9. Abbiamo fatto direttamente ammenda presso queste persone, qualora ciò non arrecasse danno a loro o ad altri;
  10. Abbiamo continuato a esaminare le nostre coscienze e ogni volta che ci siamo trovate in torto l'abbiamo prontamente ammesso;
  11. Abbiamo cercato attraverso la preghiera e la meditazione di migliorare il nostro contatto conscio con Dio così come lo concepiamo, pregando solo di poter conoscere la sua volontà e di darci la capacità di adempierla;
  12. Dal risveglio spirituale ottenuto attraverso questi passi, abbiamo cercato di portare questo messaggio ad altre che amano troppo, e di praticare questi principi in tutti goi ambiti della nostra vita.

          Come già detto in precedenza, Robin smise di esercitare la professione di psicoterapeuta per dedicarsi principalmente a vivere il programma di recupero (a cui ella stessa si sottoponeva) all'interno di un gruppo di donne. In Italia, la Alcolisti Anonimi e gruppi affini sono abbastanza diffusi in tutto il Paese ma molte persone non sono ancora conoscenza di questa realtà sul territorio. Per quanto riguarda la dipendenza affettiva, in Italia i gruppi di sostegno sono veramente pochi e non sono una vera e propria organizzazione come la AA. In Italia, infatti, l'approccio che va per la maggiore nel trattare la dipendenza affettiva è la terapia individuale.

           Nell'anno 2016, mentre preparavo la mia tesi sulla dipendenza affettiva, venni a sapere che a Salerno era stato organizzato un gruppo di terapia per persone che soffrivano di questo problema. Decisi di frequentarlo per dare maggiore solidità agli studi che stavo facendo allora. Al gruppo erano presenti sia uomini che donne. Eravamo in tutto una decina di persone. La psicologa e la counselor che avevano organizzato il gruppo furono molto brave nel creare attività che permettevano ai partecipanti di entrare di volta in volta sempre più in connessione gli uni con gli altri e stabilire quindi quel legame di fiducia e affetto che spingeva poi spontaneamente ciacuno ad aprirsi all'altro e condividere il peso della propria esperienza e sofferenza. Al percorso di gruppo, le due esperte affiancarono degli incontri individuali durante i quali ogni componente poteva parlare in privato con una delle due, in modo tale da consolidare ciò che veniva fatto nel gruppo.

           Questo gruppo di terapia durò alcuni mesi e ci incontravamo con la frequenza di una volta ogni due settimane. è stata un'espseirenza molto profonda per me. Il gruppo non era basato specificatamente sul programma 'Dodici Passi' ma riuscì ugualmente ad essere efficace. Credo che Robin Norwood avesse ragione quando sosteneva che credeva fermamente nella terapia di gruppo e credo che nemmeno i fondatori della AA si sbagliassero: il supporto reciproco (non la commiserazione) è un'arma davvero potente per uscire dai disagi emotivi e relazionali. Del resto, la cura dalla dipendenza affettiva non è la fuga dall'amore ma l'amore stesso.

           Mafalda Alfinito.

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           Note:

          (1) Norwood R. (1988), Letters from women who love too much, Pocket Books, New York, tr. it. Lettere di donne che amano troppo, Giangiacomo Feltrinelli Editore Milano (1997), sesta ed. 2011, p. 143.

          (2) Norwood R. (1988), Letters from women who love too much, Pocket Books, New York, tr. it. Lettere di donne che amano troppo, Giangiacomo Feltrinelli Editore Milano (1997), sesta ed. 2011, pp. 153-154.

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Mada Alfinito 31/10/2017

Test: Sei Co-Dipendente?

Qui di seguito riporto alcuni tratti comportamentali che sono tipici di una donna o di un uomo co-dipendenti. Segnate su di un foglio quali sono i tratti che vi corrispondono. Maggiore è il numero di comportamenti nei quali vi ritrovate, maggiore è la possibilità che siate co-dipendenti. Per avere conferma del vostro disagio, come sempre, vi consiglio di rivolgervi ad un counselor, uno psicologo o uno psicoterapueta che via aiutino professionalmente nella diagnosi e nell'eventuale recupero. Prima di fare il test è opportuno rileggere l'articolo che ho pubblicato precedentemente a questo: "Cos'è la Co-Dipendenza?" Lo trovate nella categoria 'Dipendenza Affettiva e Recupero'.

Iniziate il test:

- Nascondete o occultate i cattivi comportamenti della persona dipendente con cui vi state relazionando;

- Proteggete la persona dipendente con cui vi relazionate dalle conseguenze dei suoi comportamenti;

- Negate l'evidenza (su ciò che gli/le riguarda);

- Trovate alibi, scuse e giustificazioni dei suoi comportamenti davanti agli altri;

- Vi sentite responsabili per i comportamenti della persona dipendente;

- Nei riguardi dei comportamenti della persona dipendente vi mostrate molto critci e moralisti;

- Fate continuamente tentativi per spingere la persona dipendente ad affrontare i suoi problemi;

- Vi sentite superiori nei confronti della persona dipendente con cui avete a che fare;

- Sottovalutate il comportamento del dipendente;

-A causa della persona dipendente con cui vi relazionate, diffidate delle persone estranee alla vostra famiglia (oppure estranee alla vostra relazione, N.d.T.);

- Razionalizzate il comportamento del dipendente;

- Pensate ossessivamente ai problemi del dipendente e ci fantasticate sopra;

- Credete che se la persona dipendente cambiasse, tutti i problemi svanirebbero;

- Minacciate il soggetto dipendente per ottenere che lui/lei vi faccia delle promesse oppure cercate di estorcergliele;

- Attuate delle strategie per controllare l'attività sessuale del dipendente;

- Fate dei tentativi per sorprendere il dipendente in flagrante;

- Utilizzate comportamenti sessuali nei riguardi della persona dipendente con cui vi relazionate per prevenire che lui/lei abbiano comportamenti sessuali con altri;

- Avete sbalzi di umore molto forti dall'alto al basso;

- Avete una lunga lista di risentimenti e malcontento nei confronti della persona dipendente;

- Sentite senso di colpa e depressione;

- Avete perso le vostre amicizie;

- Il senso di orgoglio per la vostra famiglia si è ormai deteriorato;

- Avete fatto dei patti segreti con gli altri membri della famiglia;

- Non vi fidate più gli uni degli altri all'interno del vostro nucleo familiare;

- Avete perso autostima e il rispetto per voi stessi;

- Dubitate sempre più di voi stessi e avete paura;

- Vi sentite unici al mondo nel disagio che provate;

- Trascurate attività spirituali, come la preghiera o la meditazione;

- Fate sogni insoliti;

- Avete cambiato i vostri schemi del sonno e del cibo;

- A causa dello stress procuratovi dalla dipendenza fate incidenti, vi ammalate e vi ferite;

- Perdete tempo al lavoro;

- La vostra abilità al lavoro e la vostra operatività sono diminuite;

- Avete tentato il suicidio oppure avete pensato di farlo;

- Provate a controllare le uscite economiche della famiglia ma non risucite a tenerne il controllo;

- I vostri problemi finanziari sono in aumento;

- Vi fate carico dei doveri e delle responsabilità della persona dipendente con lo scopo di rendere "normale" lo scorrere della vita familiare;

- Vi prodigate eccessivamente al lavoro o in attività da svolgere fuori dalla vostra casa;

- Vi ritrovate a commettere azioni degradanti per voi stessi che abbattono la vostra dignità di persone.

 Per rendere la vostra riflessione ancora più accurata potete scrivere più esempi che potete di situazioni in cui vi siete trovati a agire come nei tratti comportamentali sopra descritti.

Questo test potete trovarlo nel libro "Out of the Shadow: Understanding Sexual Addiction" scritto dal dottor Patrick Carnes. Questo libro ha anche l'edizione italiana con il titolo : 'Fuori dall'Ombra'. Il test che vi ho proposto l'ho tradotto io personalmente dall'inglese all'italiano leggendolo nel libro in lingua originale. Per domande o delucidazioni a riguardo, lasciate un commento.

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