Questione di Fiducia

Il venir meno del solenne voto ‘dell’io-credo-in-te’ è il canto del cigno della relazione.

Mada Alfinito 31/12/2023 0

Ben ritrovati lettori,

In questo periodo sui Social, in TV e persino durante le chiacchiere tra conoscenti non si fa altro che parlare della vicenda di Chiara Ferragni accusata dall’Antitrust di pubblicità ingannevole[1].

Non è mia abitudine seguire uno stesso fatto di cronaca giorno per giorno attendendo novità sullo svolgimento, ma devo dire che questa volta non ho resistito alla tentazione di sbirciare frequentemente le continue notizie sul caso e in questo articolo vorrei fare con voi una riflessione.

Secondo i mass media, al momento sono due le conseguenze più importanti che questo scandalo sta provocando nella vita di Chiara Ferragni:

  • La prima, il reale pericolo che i brand con cui Chiara aveva definito accordi commerciali per il 2024 recedano dai contratti per dissociarsi dall’immagine dell’imprenditrice che in questo momento storico risulta danneggiata[2];
  • La seconda, il fatto che ogni giorno Chiara stia perdendo migliaia di follower[3], così tanti che si vocifera che stia acquistando dei profili fake per mostrare al pubblico di non stare perdendo il sostegno dei suoi seguaci.

È quest’ultimo punto che mi ha fatto riflettere in modo particolare su un argomento che vorrei condividere con voi per iniziare insieme il 2024: la fiducia.

Il fatto che tante persone stiano attualmente abbandonando le pagina Instagram della Ferragni è un segnale molto forte: a causa delle accuse fondate che le sono state rivolte, i followers hanno perso fiducia in lei come rappresentante dei valori che fino ad oggi ha scelto di raccontare pubblicamente.

Chi considera il numero di followers che seguono un content creator o un personaggio pubblico esclusivamente una vanity metric [4], non può cogliere la reale portata di quanto accaduto in questa situazione specifica. I followers, infatti, non sono un orpello per rendere più cool il proprio profilo social e andare in giro vantandosene ubriachi di ego. I followers non sono un numero, sono persone, e come tali decidono di seguire una data persona solo se percepiscono che venga loro offerto qualcosa che in quel momento valga la loro attenzione.

La fiducia è l’elemento che sta alla base di ogni rapporto esistente nella nostra società. Per far sì che una relazione permanga nel tempo è necessario che le parti coinvolte si fidino l’una dell’altra. La fiducia è il collante che mantiene salda ogni tipo di relazione: quella tra partner, genitori e figli, amici, dipendente e datore di lavoro, popolo e governo, l’artista e il suo pubblico, e persino Dio e il Suo popolo. Per chi crede, infatti, la Fede deve camminare di pari passo con la fiducia. Ciò vuol dire che non basta riconoscere con la ragione che qualcuno possa avere un impatto positivo su di noi per le qualità che mostra, occorre avere fiducia che quella persona soddisferà le nostre aspettative. La fiducia ha a che fare con la nostra parte emotiva.

Fidarsi di qualcuno vuol dire affidargli una parte di noi; e non la parte più forte e sicura, ma quella fragile, sensibile, vulnerabile, che più di tutte ha bisogno di essere trattata con onestà e coerenza. Perché non c’è amore dove non c’è abbandono di sé nelle mani dell’altro.

Più sarà grande la fiducia reciproca riposta tra le parti della relazione, più il legame sarà solido e profondo, ma ciò allo stesso tempo comporterà, di conseguenza, il doversi assumere delle responsabilità direttamente proporzionali alla fiducia che viene data: la responsabilità del cuore che si riceve in dono con tutto ciò che comporta, non solo emotivamente ma anche praticamente nel quotidiano.

L’uomo o la donna che smette di credere nel rapporto e prende le distanze, il dipendente che fino all’altro ieri era entusiasta della sua azienda e instancabile nello svolgere il suo lavoro e all’improvviso perde la motivazione, il popolo che per anni segue un partito e poi smette di votarlo a costo di lasciare bianca la scheda elettorale, i followers che seguirebbero il personaggio del loro cuore in capo al mondo e di colpo smettono di appoggiare le sue iniziative e fanno unfollow, che cos’hanno in comune? La perdita di fiducia. 

La perdita di fiducia da una o entrambe le parti è uno dei principali motivi di separazione in una relazione, che sia di tipo personale, professionale o istituzionale. I partner si allontano in maniera irreparabile quando anche solo uno dei due perde la fiducia. Il momento in cui il solenne voto ‘dell’io-credo-in-te’ viene meno è il canto del cigno della relazione.

La perdita di fiducia in qualcuno comporta inevitabilmente anche la perdita della stima e del rispetto per quella persona da cui ci si è sentiti traditi. La perdita della stima ci rende sordi davanti alle sue parole, alle sue spiegazioni e alle penitenze per farsi perdonare; la perdita del rispetto, si sa, ci rende “più cattivi” perché diventiamo completamente insensibili di fronte alle sue fragilità e all’improvviso tutto ciò che fino al giorno prima era di vitale importanza preservare genera riflessioni di un certo impatto (ambientale): 'Questa cosa che mi ha dato dove la butto? È tutta plastica o va nei rifiuti misti?'

In queste circostanze molti desiderano vendicarsi per il torto subito: c’è chi diventa aggressivo cercando un risarcimento e chi, al contrario, senza troppo scalpore dà le dimissioni. Dal lavoro, da una relazione, dall’idea di un rapporto che non esiste più. ‘Ma era mai davvero esistito?’ si domanda il dimissionario che si sente all’improvviso il protagonista di un’opera di Samuel Beckett[5].

La vendetta non è mai un buon piatto da servire, caldo o freddo che sia (come lo vorrebbe il noto proverbio). Quando crolla la fiducia nel partner, nelle istituzioni, nel datore di lavoro, nel nostro artista preferito o addirittura nell’umanità, lo stimolo per risollevarsi proviene solo e soltanto da dentro noi stessi. Occorre andare alla ricerca dei propri valori, quelli più veri e profondi che sono solo nostri e non mutano perché influenzati dalle parole e dal comportamento della gente. È da questi che occorre ricominciare per costruire la nostra nuova realtà. Ma di questo parleremo un’altra volta.

 

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Note:

[1] Non intendo raccontare in questa sede la vicenda. Se volete saperne di più potete consultare le notizie che trovate in abbondanza sul web.

[2] Vedi il caso Safilo.

[3] 157.000 circa è il numero più aggiornato che ho trovato in rete a ad oggi, 31 dicembre 2023. Suo marito Fedez, invece, pare ne abbia persi 81.000 circa, per un totale di 238.000 circa. Fonte: Corriere Adriatico).

[4] "Le metriche di vanità, o vanity metrics, sono quei parametri che servono a monitorare dati come: numero di followers sui social media, numero di like ai post pubblicati, numero di pagine viste, numero di visualizzazioni ai contenuti. In sostanza, questi sono alcuni esempi di metriche di vanità che, sebbene apportino entusiasmo e una parvenza di successo, non sono sempre utili a gestire, modificare e ad intervenire sulle azioni di marketing" (tratto da un interessante articolo di Raffaele Gaito). 

[5] Samuel Beckett è autore di opere identificate appartenenti al genere del teatro dell’assurdo.

[6] La penultima immagine ritrae gli attori durante la performace di Aspettando Godot di Samuel Beckett. L'immagine è presa dal sito Ilformat.info.

 

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Mada Alfinito 21/09/2017

Come uscire dalle dipendenze patologiche?

Secondo gli studi attuali, una dipendenza provoca dei cambiamenti nelle connessioni neurali di un individuo. Alcuni sono permanenti, altri possono tornare a modificarsi nel momento in cui un soggetto decide di uscire dal disagio e iniziare un percorso che lo aiuti. Questo accade in virtù della caratteristica di plasticità [1] che il cervello umano possiede: esso è capace di adattarsi continuamente a ciò che un individuo vive.

Il percorso che un dipendente decide di iniziare per uscire dal suo disagio viene chiamato recupero e quando si parla di recupero è doveroso menzionare il gruppo di sostegno più importante al mondo:la Alcolisti Anonimi. La AA venne costituita nel 1935 negli Stati Uniti da Bob Smith (medico chirurgo ad Akron, nello stato dell’Ohio) e Bill W. (un agente di borsa di Wall Street). Entrambi erano alcolisti ed insieme affrontarono la strada del recupero. Aiutandosi a vicenda si resero conto che un efficace metodo per superare il disagio era non affrontare i problemi della dipendenza da soli con le proprie uniche forze ma cercare persone con cui poter condividere le difficoltà e parlare supportandosi reciprocamente. I due uomini si resero conto, inoltre, che se un alcolista veniva seguito e aiutato da un ex alcolista il beneficio era grandissimo per entrambi: il primo smetteva di bere più facilmente, in quanto incoraggiato da qualcuno che riusciva a comprenderlo e consigliarlo nella difficile strada intrapresa, il secondo, invece, riduceva le possibilità di una ricaduta parlando continuamente all’altro della sua esperienza.

Nacque così ad Akron il primo gruppo AA. Ne sorse poi un secondo a New York e un terzo a Cleveland. Con il passare degli anni, il metodo di guarigione ideato risultò tanto efficace che in tutto il mondo si sono costituiti più di 100.000 gruppi in oltre 160 paesi (tra cui anche l’Italia [2]). Gli alcolisti recuperati sono milioni. È interessante notare l’intelligente intuizione che ebbero i due fondatori: essi furono i primi a considerare l’alcolismo non semplicemente un vizio da estirpare ma una vera malattia del corpo e dello spirito e questo fu da loro compreso anni e anni prima che venissero effettuati gli attuali studi sul cervello nei quali è stato dichiarato che la dipendenza ha il potere di cambiare le connessioni neurali degli individui.

I fondatori elaborarono un metodo per aiutare gli alcolisti a smettere di bere e questo fu chiamato ‘the 12-steps program, ‘il programma 12 passi’. Esso consiste in una serie di azioni che il dipendente deve intraprendere per uscire dalla sua dipendenza. I 12 passi elencati sono solo dei principi guida generali: ogni dipendente dovrà applicare uno step dopo l’altro compiendo determinate azioni stabilite all’interno del gruppo che hanno come scopo il superamento di quel passo. È da notare anche quanto questa tipologia di terapia si sia estesa geograficamente nonostante il forte richiamo alla spiritualità. In un mondo che attualmente ama sempre meno sentir parlare di Dio, questo programma è riuscito a fare breccia nel cuore di milioni di persone. In realtà, all’interno di questi gruppi il concetto di Dio non è fissato in maniera univoca per tutti. Ognuno dei partecipanti è libero di praticare la spiritualità che gli è più cara. Ogni componente può rivolgersi ad un Potere Superiore (the Higher Power) in cui crede senza conflitti morali all’interno del gruppo. È una scelta libera e personale. Chi non crede in Dio può semplicemente intraprendere una spiritualità volta all’ascolto di quella voce interiore che istintivamente guida ognuno verso il compimento del proprio progetto di vita e del proprio benessere. La spiritualità è un punto cardine nel progetto di recupero ideata dalla AA in quanto aiuta a rimanere concentrati su se stessi, ad interpretare il mondo con semplicità e tranquillità senza provare a controllare tutto e tutti, insegna a riflettere sulla propria vita con serenità e accettazione e a lasciarsi andare a ciò che di buono è dentro ciascuno anziché aggrapparsi ad elementi esterni come le sostanze d’abuso. Il distacco è la chiave di recupero per ogni dipendente: distacco dai desideri dannosi, dalle idee stereotipate e negative su stessi, dai comportamenti degli altri che possono minare la propria salute, dalla paura di perdere il controllo.

Riporto di seguito i 12 passi ideati dalla AA:

1) Abbiamo ammesso di essere impotenti di fronte all’alcol e che le nostre vite erano divenute incontrollabili.

2) Siamo giunti a credere che un Potere più grande di noi potrebbe ricondurci alla ragione.

3) Abbiamo preso la decisione di affidare le nostre volontà e le nostre vite alla cura di Dio, come noi potremmo concepirLo.

4) Abbiamo fatto un inventario morale profondo e senza paura di noi stessi.

5) Abbiamo ammesso di fronte a Dio, a noi stessi e a un altro essere umano, l’esatta natura dei nostri torti.

6) Eravamo completamente pronti ad accettare che Dio eliminasse tutti questi difetti di carattere.

7) Gli abbiamo chiesto con umiltà di eliminare i nostri difetti.

8) Abbiamo fatto un elenco di tutte le persone cui abbiamo fatto del male e siamo diventati pronti a rimediare ai danni recati loro.

9) Abbiamo fatto direttamente ammenda verso tali persone, laddove possibile, tranne quando, così facendo, avremmo potuto recare danno a loro oppure ad altri.

10) Abbiamo continuato a fare il nostro inventario personale e, quando ci siamo trovati in torto, lo abbiamo subito ammesso.

11) Abbiamo cercato attraverso la preghiera e la meditazione di migliorare il nostro contatto cosciente con Dio, come noi potemmo concepirLo, pregandoLo solo di farci conoscere la Sua volontà nei nostri riguardi e di darci la forza di eseguirla.

12) Avendo ottenuto un risveglio spirituale come risultato di questi Passi, abbiamo cercato di portare questo messaggio agli alcolisti e di mettere in pratica questi principi in tutte le nostre attività.

Accanto ai 12 passi vennero formulate anche quelle che vengono definite le 12 tradizioni, ovvero 12 principi cardine attorno ai quali è strutturato il gruppo. Esse sono una sorta di statuto che aiuta a far rimanere il gruppo integro senza sviare dal metodo originario (con il conseguente rischio di mettere in pericolo il recupero di chi si affida a queste organizzazioni). Importante, inoltre, per ogni gruppo di recupero è l’anonimato, il quale permette ai partecipanti di esprimere al meglio i propri disagi senza la preoccupazione che qualcuno all’esterno venga a conoscenza delle loro situazioni personali.

            Visto il numero sempre più frequente di persone che grazie alla AA riusciva a recuperarsi, anche altri gruppi che si occupavano di altri tipi di dipendenze mostrarono interesse per il metodo 12 passi: iniziarono così ad usarlo anch’essi adattandolo al tipo di dipendenza su cui lavoravano. Nacquero in questo modo tantissimi altri gruppi anonimi che seguivano lo stesso programma: per i disordini del cibo, per i dipendenti sessuali, per i giocatori compulsivi, per i tossicodipendenti, per i dipendenti affettivi, per i figli dei dipendenti o per intere famiglie entrate nel circolo della dipendenza e della codipendenza. In questo modo non venivano recuperati solo i pazienti afflitti dal disturbo ma anche coloro che gli erano più vicini e che inevitabilmente ne erano stati coinvolti subendo a loro volta dei danni.

Anche per i gruppi di sostegno costituiti per i disturbi della dipendenza affettiva vennero utilizzati i 12 passi della AA. Essi sono rimasti invariati nella loro forma originale ma cambiano al primo punto nel quale si ammette la propria impotenza non nei riguardi dell’alcol ma delle relazioni. L’analogia con i principi guida della AA è doverosa, in quanto, come spiegato precedentemente, la love addiction segue nella mente dei soggetti lo stesso schema di sviluppo e di azione di qualsiasi altra dipendenza. Come ricorda Norwood: le analogie tra la progressione della malattia dell’alcolismo e quella dell’amare troppo sono chiare. L’assuefazione, sia ad una sostanza che altera la mente, sia ad una relazione, ha alla fine effetti progressivi e distruttivi su ogni aspetto della vita del sofferente (1988, tr.it: 153).

Affidarsi ad un gruppo di sostegno è ritenuto ancora oggi da molti esperti uno dei modi più efficaci per tentare la strada del recupero. Questo perché nei gruppi di sostegno si lavora insieme su problemi e obiettivi comuni. Il bene raggiunto da uno è messo completamente a servizio dell’altro che ne ha bisogno e lo scambio è continuo e reciproco. Ci sono guide ma non maestri sapienti e saccenti. Ciò che insegna la via del recupero è l’esperienza di chi ha sofferto dello stesso disagio precedentemente. All’interno di questi gruppi si creano legami molto intensi e coinvolgenti. Ciascuno che entra in un gruppo di terapia ha la certezza di essere l’unico al mondo a soffrire di tali disagi, ma si rende conto dopo poco che non è solo in questa lotta. Il segreto della riuscita di ogni gruppo è l’empatia. Ovviamente, è possibile anche che si verificano dei casi negativi. Non sono mancate le testimonianze di persone che si sono ritrovate in gruppi (non necessariamente legati alla AA) guidati da persone che hanno contribuito al male dei dipendenti anziché al bene. Ma questo è un fatto comune in ogni ambiente in cui l’uomo si cimenti a lavorare. A parte questi casi malsani, che sono comunque un numero esiguo rispetto ai gruppi ben riusciti, si può affermare con certezza che far parte di un gruppo di sostegno è sicuramente uno dei metodi più efficaci per guarire da uno stato di dipendenza. È opportuno, accanto al gruppo di sostegno, fare anche un percorso terapeutico personale con un analista, se è una cosa che ci si può permettere. Molto utili sono anche i manuali di self-help, in quanto strumenti di meditazione e conoscenza efficaci.

Questio articolo è tratto da "Alessitimia e Dipendenza Affettiva. Prospettive Neurologiche e Psicologiche" di Mafalda Alfinito, 2016.
 
È vietata la riproduzione totale, parziale e il riassunto di questi contenuti senza citarne la fonte e senza richiedere la mia autorizzazione. Diritti riservati.

Note:

[1] In neurofisiologia, la capacità di adattamento del sistema nervoso alle mutevoli condizioni interne ed esterne, che consente, per es., il ripristino, sia pure parziale, di una funzione perduta per la soppressione del relativo centro grazie all’attività sostitutiva di altri centri: tale proprietà, particolarmente accentuata nei livelli più elevati del neurasse (corteccia cerebrale, centri sottocorticali) e alla base di funzioni, meccanismi e processi (memoria, apprendimento, condizionamento, abitudine) studiati dalla psicologia sperimentale, è oggi interpretata come la conseguenza di variazioni della trasmissione degli impulsi a livello sinaptico in determinati punti dei circuiti nervosi. Fonte: Treccani, http://www.treccani.it/vocabolario/plasticita, data dell’ultimo accesso alla URL 19/02/2016.

[2] Tutte le informazioni fornite sulla storia della AA sono state prese dal sito www.alcolistianonimiitalia.it.

 

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Mada Alfinito 18/03/2020

Terapia di Coppia: Si o No?

 

Carissimi,

tempo fa alcune lettrici mi hanno scritto privatamente ponendomi delle domande che ritengo possano essere interessanti anche per tutti voi da approfondire.

Mi è stato chiesto innanzitutto se potevo indirizzarle verso una terapia di coppia gratuita. Ho risposto ad entrambe che al momento non sono a conoscenza di professionisti che svolgono questo servizio gratuitamente e ho proposto loro di informarsi tramite Internet riguardo ad eventuali enti della loro regione che forniscano questo tipo di consulenza se non a costo zero, almeno con delle agevolazioni fiscali in base al loro reddito. Una delle donne in questione è della provincia di Roma, per cui se qualcuno di voi fosse a conoscenza di un tale servizio nella Regione Lazio (o altrove) può farmelo sapere scrivendomi in privato. Fare rete è importante.

Anche se non ho potuto fornire questa informazione alle mie lettrici, ho voluto dire loro come la penso su una questione non di secondaria importanza. Personalmente, non posso dire se la terapia di coppia sia efficace o meno: non me ne sono mai occupata e non essendo io né una psicologa né una psicoterapeuta non mi permetto di esprimere un giudizio su questa modalità di consulenza. I miei campi di specializzazione sono altri. Mi viene in mente, però, il parere di un personaggio che reputo altamente autorevole: Raffaele Morelli, psichiatra e divulgatore, si è espresso molto bene riguardo questo argomento in uno dei suoi video pubblicati su Youtube per l'istituto Riza Psicosomatica di Milano da lui fondato. Rispondendo alla lettera di un suo lettore, Morelli ci dice che cosa pensa della terapia di coppia: "La coppia è fatta di due individui che devono scoprire dentro di sé che cosa desiderano, che cosa piace loro, che cosa li attrae e come stanno insieme all'altro, ma ciascuno deve farlo da dentro di sé. Se andiamo insieme, andiamo a imparare come comportarci insieme, quindi perdiamo la spontaneità, la naturalezza".

La terapia di coppia, quindi, non è positiva per noi quando viene fatta con la finalità di imporsi di imparare ad assumere dei comportamenti artificiali e innaturali nei riguardi del/la nostro/a partner. Secondo l'autore, una relazione di coppia si basa innanzitutto sulla spontaneità, la quale è fondamentale affinché i partner si sentano a proprio agio l'uno con l'altra. Dice ancora Morelli:

"I rapporti non si migliorano. Sono le performance sportive che si migliorano [...] Se devi migliorare la relazione, vuol dire che stai costrunedo una relazione che non c'è [...] Se nelle cose dell'amore ti devi impegnare, stai creando una relazione fallimentare con l'altro e con te stesso. L'amore non vive nel tempo, è fuori dal tempo. Non ci appartiene, non siamo noi a poterlo guidare. Quindi, se mi devo impegnare per stare bene con te è come se fossi tra i banchi di scuola e ci fosse un professore dentro di me che mi dice: 'Comportati così con lei, non dire questa cosa, dille quell'altra, non essere spontaneo'. Ma l'amore è il luogo della spontaneità. Questo significa che a volte ci saranno litigi profondi, a volte ci saranno geli, a volte coinvolgimenti immensi ma tutto questo fa parte del gioco. Se dobbiamo migliorare la relazione, stiamo creando una relazione molto, molto artificiale".

Il messaggio è chiaro: se ti devi addomesticare per stare con qualcuno, allora stai perdendo la spontaneità. Devi fingere. E accetti che l'altro ti ami non per quello che sei ma perchè ti comporti come lui/lei vorrebbe. Continuamente. Alla lunga questa cosa distrugge non solo il rapporto ma soprattutto le parti che lo vivono. Senza la spontaneità non c'è la gioia di stare insieme e condividere le esperienze di vita. Senza la vita quotidiana si rimane estranei l'uno nei confronti dell'altro e ognuno viaggia su binari diversi, separati. Nessuno di noi ha bisogno di questo.

Vi lascio il link Youtube in cui Raffaele Morelli dice le cose che vi ho riportato:

https://www.youtube.com/watch?v=Qf709LDxH1g

Di contro, ci sono anche molti professionisti altrettanto validi che ritengono invece che in certe situazioni la terapia di coppia sia importante per salvare un rapporto. A prescindere dalle varie opinioni che ci sono attualmente a favore o meno di essa, io ritengo sempre e comunque che chi si sente in difficoltà e ha bisogno di un aiuto esterno dovrebbe iniziare innanzitutto una terapia individuale: prima di mettere ordine nella vita di coppia, è fondamentale mettere ordine nella propria vita come donne e uomini in prima persona. Solo dopo aver fatto chiarezza con noi stessi durante un percorso individuale, saremo eventualmente pronti per affrontare un argomento così delicato in coppia.

Vi invito, inoltre, a considerare anche che per una terapia di coppia efficace, il vostro partner deve essere convinto da sé stesso ad iniziare questo percorso. Se decidesse di iniziarlo solo perché sente la pressione di una vostra richiesta, questo fattore pregiudicherebbe già di per sé l'efficacia della consulenza. Ma di questo parleremo successivamente.

Per adesso, saluto con affetto le due lettrici che mi hanno scritto e alle quali ho già risposto in privato. Nei prossimi giorni parlerò ancora di cosa penso in merito ad altri quesiti che mi sono stati posti via e-mail.

Nel frattempo, vi esorto ancora a restare a casa per il bene comune in questo tempo di quarantena.

State bene... e state a casa!

Mada ^_^

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Mada Alfinito 28/09/2017

Recuperarsi dalla dipendenza affettiva

 

          Nel precedente articolo ('come uscire dalle dipendenze patologiche?') ho spiegato cosa sia la Alcolisti Anonimi e come questo metodo di guarigione sia considerato tanto efficace al punto che nel corso degli anni sono nati in tutto il mondo centinaia di gruppi di terapia ispirati alla AA. Per la dipendenza affettiva è stato fatto lo stesso e la prima donna a suggerire l'idea di un gruppo di terapia per le 'donne che amano troppo' fu Robin Norwood.

          Per lungo tempo Robin Norwood fu una psicoterapeuta. Il suo bestseller 'donne che amano troppo' è nato proprio grazie alle chiacchierate tenute con le clienti che erano da lei in terapia. La stessa Norwood ha sostenuto, nel medesimo libro, di essere stata a sua volta una dipendente affettiva. è interessante il fatto che ad un certo punto della sua carriera, Robin abbia smesso di esercitare la professione di psicoterapeuta. Nei sui libri ella ha dichiarato espressamente di ritenere la terapia individuale poco efficace e incisiva al fine di aiutare le donne ad uscire da questo disagio psicologico ed emotivo. Ella scrisse: "Tuttavia, i molti anni di esperienza nel campo delle dipendenze mi hanno insegnato che sono i programmi 'Dodici Passi' quelli che offrono il più adeguato ed efficace trattamento di tutte le forme di dipendenza, ivi comresa quella da relazioni (1)". L'autrice non ha mai affermato che la terapia individuale fosse completamente inutile, ma ha più volte dichiarato nei suoi libri che aveva notato che le donne che facevano terapia di gruppo riuscivano a recuperarsi in maniera più efficace rispetto a chi si sottoponeva ad una terapia singola.

          In entrambi i suoi libri ('donne che amano troppo' e il sequel 'lettere di donne che amano troppo') ella ha tracciato delle linee guida per ispirare le donne che avrebbero letto i suoi scritti a fondare un gruppo di terapia basato dul programma 'Dodici Passi'. Inoltre, proprio perchè ogni gruppo di recupero 'Dodici Passi' si ispira al modello proposto dalla Alcolisiti Anonimi, per ciascuno di essi è stato stilato l'elenco dei passi adattato alla dipendenza che il gruppo deve affrontare. Per quando riguarda la dipendenza affettiva i seguenti 'Dodici Passi' riportati da Norwood si configurano in questo modo (2):

  1.  Abbiamo riconosciuto di non avere alcun potere suelle relazioni, e che lo nostre vite sono divenute ingovernabili;
  2. Ci siamo convinte che un Potere Superiore a noi possa restituirci la salute;
  3. Abbiamo deciso di affidare la nostra volontà e la nostra vita ala cura di Dio così come noi lo concepiamo;
  4. Abbiamo cercato dentro di noi, e fatto senza pauraun esame di coscienza;
  5. Abbiammo ammesso davanti a Dio, davanti a noi stesse, davanti a un altro essere umano l'esatta natura dei nostri errori;
  6. Siamo totalmente disponibili a lasciare che Dio elimini da noi tutti questi difetti di carattere;
  7. Umilmente gli chiediamo di eliminare tutte le nostre manchevolezze;
  8. Abbiamo elencaro tutte le persone cui abbiamo fatto torto, e siamo disponibili a fare ammenda presso ciascuna;
  9. Abbiamo fatto direttamente ammenda presso queste persone, qualora ciò non arrecasse danno a loro o ad altri;
  10. Abbiamo continuato a esaminare le nostre coscienze e ogni volta che ci siamo trovate in torto l'abbiamo prontamente ammesso;
  11. Abbiamo cercato attraverso la preghiera e la meditazione di migliorare il nostro contatto conscio con Dio così come lo concepiamo, pregando solo di poter conoscere la sua volontà e di darci la capacità di adempierla;
  12. Dal risveglio spirituale ottenuto attraverso questi passi, abbiamo cercato di portare questo messaggio ad altre che amano troppo, e di praticare questi principi in tutti goi ambiti della nostra vita.

          Come già detto in precedenza, Robin smise di esercitare la professione di psicoterapeuta per dedicarsi principalmente a vivere il programma di recupero (a cui ella stessa si sottoponeva) all'interno di un gruppo di donne. In Italia, la Alcolisti Anonimi e gruppi affini sono abbastanza diffusi in tutto il Paese ma molte persone non sono ancora conoscenza di questa realtà sul territorio. Per quanto riguarda la dipendenza affettiva, in Italia i gruppi di sostegno sono veramente pochi e non sono una vera e propria organizzazione come la AA. In Italia, infatti, l'approccio che va per la maggiore nel trattare la dipendenza affettiva è la terapia individuale.

           Nell'anno 2016, mentre preparavo la mia tesi sulla dipendenza affettiva, venni a sapere che a Salerno era stato organizzato un gruppo di terapia per persone che soffrivano di questo problema. Decisi di frequentarlo per dare maggiore solidità agli studi che stavo facendo allora. Al gruppo erano presenti sia uomini che donne. Eravamo in tutto una decina di persone. La psicologa e la counselor che avevano organizzato il gruppo furono molto brave nel creare attività che permettevano ai partecipanti di entrare di volta in volta sempre più in connessione gli uni con gli altri e stabilire quindi quel legame di fiducia e affetto che spingeva poi spontaneamente ciacuno ad aprirsi all'altro e condividere il peso della propria esperienza e sofferenza. Al percorso di gruppo, le due esperte affiancarono degli incontri individuali durante i quali ogni componente poteva parlare in privato con una delle due, in modo tale da consolidare ciò che veniva fatto nel gruppo.

           Questo gruppo di terapia durò alcuni mesi e ci incontravamo con la frequenza di una volta ogni due settimane. è stata un'espseirenza molto profonda per me. Il gruppo non era basato specificatamente sul programma 'Dodici Passi' ma riuscì ugualmente ad essere efficace. Credo che Robin Norwood avesse ragione quando sosteneva che credeva fermamente nella terapia di gruppo e credo che nemmeno i fondatori della AA si sbagliassero: il supporto reciproco (non la commiserazione) è un'arma davvero potente per uscire dai disagi emotivi e relazionali. Del resto, la cura dalla dipendenza affettiva non è la fuga dall'amore ma l'amore stesso.

           Mafalda Alfinito.

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           Note:

          (1) Norwood R. (1988), Letters from women who love too much, Pocket Books, New York, tr. it. Lettere di donne che amano troppo, Giangiacomo Feltrinelli Editore Milano (1997), sesta ed. 2011, p. 143.

          (2) Norwood R. (1988), Letters from women who love too much, Pocket Books, New York, tr. it. Lettere di donne che amano troppo, Giangiacomo Feltrinelli Editore Milano (1997), sesta ed. 2011, pp. 153-154.

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