Comunicare le Emozioni

Mada Alfinito 16/11/2020 0

Questo che stai per leggere di seguito non è un articolo ma un post che ho pubblicato sulle mie pagine social e che riporto anche qui, sul sito, per agevolare ai lettori la consultazione del materiale che pubblico.

Il tratto di introversione-estroversione è fondamentale quando vogliamo comprendere il temperamento umano:

  • Gli estroversi possiedono una forte capacità di socializzazione e condividono con gli altri le emozioni più intime. Nei casi in cui questo tratto sia accentuato, essi divengono eccessivamente sensibili finendo travolti dalla propria emotività.
  • Gli introversi mostrano un temperamento opposto: riservati, riflessivi e decisamente più sobri, mantengono un grande self control anche nelle situazioni critiche. Nei casi in cui questo tratto sia più sviluppato, i soggetti eccedono nella diffidenza e hanno difficoltà ad instaurare relazioni intime.

In realtà, anche dietro al temperamento in apparenza più posato si nascondono tumultuose passioni e paure ancestrali. La differenza tra i due temperamenti sta nel modo di comunicare le proprie emozioni. Un errore frequente degli estroversi è quello di sommergere l’introverso di turno con le emozioni che non riescono a gestire aspettandosi di ricevere aiuto dalla sua capacità di controllo. In questo modo, essi rischiano di generare un forte stress nell’altro che, di contro, pur vivendo un disagio non riuscirà ad esprimere apertamente ciò che prova e a porre un limite all’invadenza del primo.

Affinché le loro relazioni divengano serene, gli estroversi necessitano di comunicare in modo equilibrato e di cercare soluzioni in autonomia per non dipendere sempre dagli altri. Gli introversi, invece, hanno bisogno di imparare ad esprimere i propri stati d’animo, soprattutto nei momenti critici.

Una soluzione per entrambi è:

  • Non provare a verbalizzazione continuamente i sentimenti (l’introverso non ci riuscirebbe e questo sarebbe un’ulteriore fonte di stress);
  • Ricercare l’aiuto e la vicinanza delle persone care mediante il linguaggio non verbale (carezze, abbracci, piccoli gesti).

Di questo argomento te ne parlo in maniera approfondita su YouTube: Comunicare le Emozioni Negative. Vale Sempre la Pena?

E tu, ti senti più estroverso o introverso? Se questo post ti è piaciuto e lo hai trovato utile, condividilo sui tuoi social preferiti. Per una consulenza su come costruire una comunicazione efficace e raggiungere i tuoi obiettivi, contattami.

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Mada Alfinito 19/03/2021

Qual è il tuo stile comunicativo?

Questo che stai per leggere di seguito non è un articolo ma un post che ho pubblicato sulle mie pagine social e che riporto anche qui, sul sito, per agevolare ai lettori la consultazione del materiale che pubblico.

Comunicare è molto di più che trasmettere un messaggio: è rivelare gli aspetti più intimi della nostra personalità sconosciuti persino a noi stessi. Attraverso il modo di esprimerci prendono forma le nostre pulsioni interiori e il modo in cui ci (s)valutiamo e consideriamo gli altri.

Esistono quattro categorie per descrivere il comportamento delle persone e ciascuna di esse si esprime attraverso uno stile comunicativo specifico.

Gli stili comunicativi sono quattro:

  1. Passivo;
  2. Aggressivo;
  3. Passivo-aggressivo;
  4. Assertivo.

Tendenzialmente, ciascuno di noi assume uno di questi comportamenti nella maggior parte delle situazioni, ma il nostro modo di comunicare cambia anche in base alla persona che abbiamo davanti e a come ci sentiamo nei suoi confronti. Non agiamo, quindi, sempre alla stessa maniera con tutti ma alcuni dei nostri comportamenti sono sicuramente più frequenti di altri.

Sfoglia il carosello per scoprire qual è tuo stile comunicativo principale.

Continua a seguirmi: nei post successivi ti spiegherò in dettaglio come comunicano i soggetti che fanno parte di ciascuna delle categorie elencate.

 

 

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Mada Alfinito 13/04/2021

Stile Comunicativo Passivo-Aggressivo

Questo che stai per leggere di seguito non è un articolo ma un post che ho pubblicato sulle mie pagine social e che riporto anche qui, sul sito, per agevolare ai lettori la consultazione del materiale che pubblico.

Oggi ti parlerò dello stile comunicativo tendenzialmente passivo-aggressivo:

Il comportamento passivo-aggressivo è definito come un "modo deliberato e mascherato di esprimere sentimenti di rabbia" (Long & Whitson, 2008).

I soggetti che mettono in atto questo tipo di comportamento agiscono mediante la non-azione: dietro l’aria da persone carismatiche, in pieno controllo delle proprie emozioni e, talvolta, fintamente amorevoli, nascondono emozioni negative e ostilità.

Il tipo tendenzialmente passivo-aggressivo è il deus ex-machina, colui o colei che sa tutto, vede tutto, ascolta tutto, senza farsi notare. Ragiona, fa calcoli, osserva la situazione, scruta gli altri per cercarne il punto di maggiore sensibilità e al momento giusto, quando nessuno se lo aspetta, piazza il colpo e scioglie i nodi della trama della storia. A suo favore. O almeno ci prova, perché davanti al tipo assertivo anche il tipo passivo-aggressivo fugge.

Come riconoscere una persona tendenzialmente passiva-aggressiva?

Scopri il suo modo di comunicare sfogliando il carosello.

Continua a seguirmi: nel prossimo post ti spiegherò il modo di comunicare delle persone tendenzialmente assertive.

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Mada Alfinito 25/05/2019

Comunicare Fa Rumore

 

"Alla fine di ogni guerra, i guerrieri tornano a casa sperando che quello che hanno visto e fatto non rimanga con loro per sempre. Buddha una volta disse: “è meglio conquistare te stesso che vincere mille battaglie”. Ma altri soldati non riescono a smettere di combattere e pianificano di nascosto la prossima guerra. Il vero guerriero è colui che sa che le guerre non finiscono mai, cambiano e basta.E non potrà mai esserci pace finché le armi sono ancora cariche e ci sono munizioni in abbondanza.” [1]

 

Tempo fa, un mio collaboratore mi disse che comunicare è come una guerra in cui ognuno vuole costantemente vincere sull’altro, influenzarlo con i suoi umori, convincerlo assolutamente che il suo punto di vista sia il migliore, affascinarlo per poi soggiogarlo e che allora bisogna difendersi o, meglio ancora, attaccare per primi appena ci si sente minimamente minacciati da ciò che ci trasmettono le sue parole. Quando mi espose queste considerazioni dissentii su alcuni aspetti, in quanto una comunicazione davvero sana non contempla assolutamente uno scambio di informazioni condite da così tanti veleni. Gli risposi che condividevo la sua opinione in parte e che fosse scorretto assurgerla a regola generale. Una buona comunicazione, infatti, è possibile ma, per essere efficace, necessita di essere priva di ciò che in discipline come la linguistica e la semiotica viene chiamato rumore, cioè qualsiasi fattore disturbi la conversazione in corso ed è generalmente classificabile in quattro diverse categorie:

  • Esterno. Si manifesta quando fattori esterni al mittente e al ricevente intralciano il primo nel veicolare il messaggio e il secondo nel riceverlo in maniera comprensibile. Es. un treno o la sirena di un’ambulanza che passa proprio nel momento in cui avviene lo scambio comunicativo impedendo alle persone coinvolte di trasmettere i messaggio tra di loro in modo chiaro;
  • Fisiologico. Si verifica quando i fattori biologici degli individui ostacolano la reciproca comprensione. È il caso di un particolare disagio fisico come ad esempio la perdita dell’udito, la difficoltà nell’articolare le parole, etc;
  • Psicologico. Qui la difficoltà nel comunicare deriva dalle forze interne che muovono i soggetti coinvolti: emozioni conturbanti, incapacità di riuscire a gestirle, valori di giudizio su se stessi e/o sull’interlocutore, traumi pregressi e tutto ciò che appartiene all’ambito degli stati mentali e genera una confusione tale che la comunicazione sia continuamente disturbata dal non riuscire ad esprimere o comprendere i bisogni emotivi propri e dell’altro;
  • Culturale. Questo tipo di rumore si verifica quando la cultura del mittente è diversa da quella del ricevente. Un tipico esempio è quando i soggetti parlano lingue diverse oppure uno dei due utilizza per esprimersi dei gesti corporei che nella sua cultura hanno un significato specifico mentre in quella del destinatario lo stesso gesto non esiste affatto oppure ha un significato totalmente diverso.

I rumori ostacolano i processi comunicativi con intensità diverse: a volte in maniera lieve, altre volte vengono amplificati al punto che la comunicazione fallisce totalmente e risulta impossibile andare oltre nel dialogo generando negli interlocutori sentimenti di rabbia, delusione e frustrazione. Tuttavia, è possibile porre rimedio a queste difficoltà attraverso due strategie:

  • La ridondanza. Il mittente, accorgendosi spontanemanete che l’altro non ha ben capito ciò che gli sta dicendo, ripete il messaggio cercando di renderlo maggiormente comprensibile, accompagnandolo magari con gesti ed espressioni facciali;
  • Il feedback. Il ricevente dichiara esplicitamente di non aver compreso il messaggio e chiede al mittente di spiegarglielo di nuovo in forma più chiara. Il feedback costituisce una modalità di trasparenza molto importante all’interno dei processi comunicativi in quanto spesso diamo per scontato che sia compito esclusivo del mittente quello di preoccuparsi di veicolare un contenuto pienamente comprensibile per l’altro. Invece, il feedback pone l’ascoltatore in un ruolo non più di semplice destinatario passivo, ma fa sì che diventi pienamente attivo, poiché spetta a lui cooperare con il mittente al fine di rendere il processo comunicativo completo, efficace ed appagante per entrambi.

Sono infatti proprio rumore, ridondanza e feedback che rendono la comunicazione dinamica e che stimolano gli interlocutori ad essere presenti a loro stessi e diventare pienamente protagonisti dello scambio che avviene tra le parti.[2]

Come ha ben notato il mio collega, ci sono momenti in cui la comunicazione viene spinta su binari che non hanno nulla a che vedere con i processi di gestione dei rumori sopra menzionati. Molto spesso, infatti, comunicare è davvero una guerra in quanto i processi psicologici che sono alla base dei nostri approcci relazionali ci impediscono di affrontare serenamente alcune conversazioni. Ad ogni modo, anche in caso di intrusione di rumori psicologici di sfondo, è possibile tornare ad un livello di interazione efficace facendo ricorso alla ridondanza e al feedback.

Il problema è che, il più delle volte, i processi mentali agiscono per vie inconsce e l’incomunicabilità deriva, quindi, da una scarsa consapevolezza dei soggetti di aver attivato delle modalità di espressione che possono condurre al degenerare dei rapporti. Altre volte, invece, le persone decidono volutamente di prendere in ostaggio l’interlocutore per esercitare su di lui potere psicologico al fine di ottenere dei benefici.

È difficile capire perché questo accada ma è qualcosa che si verifica molte, troppe volte all’interno della nostra vita di relazione. Probabilmente, se iniziassimo a vedere l’altro come una risorsa per crescere e non come un nemico da abbattere le cose andrebbero diversamente. Stare con agli altri può essere difficile perché il confronto con qualcuno diverso da noi ci obbliga necessariamente a mettere in discussione il nostro ego, i nostri comportamenti, il modo in cui vediamo noi stessi e giudichiamo il mondo. Parlarsi, se lo vogliamo, è potenzialmente un gesto intimo, pieno di cura e attenzione verso l’altro: permette a lui di sentirsi a suo agio e di aprirsi nei nostri confronti in modo tale che anch’egli, a sua volta, si predisponga benevolmente nei nostri riguardi e possa iniziare uno scambio proficuo e sereno tra le parti.

Ma perché cercare la serenità, la pace? Molti soldati, come scritto nella precedente citazione, "non riescono a smettere di combattere e pianificano di nascosto la guerra" quasi come fosse una pulsione incontrollabile, una vera e propria compulsione. In realtà, forse, l’unica cosa da cui siamo veramente dipendenti è il nostro ego e il timore di perdere il controllo. Avere il controllo della vita degli altri ci rassicura falsamente che l’ordine da noi costituito non verrà messo mai in discussione e mai distrutto. Per molte persone, cambiare, anche davanti alla prospettiva di una cambiamento positivo, equivale a morire.

Chi, invece, vuole migliorare e far emergere il meglio da se stesso deve prepararsi continuamente alla guerra perché non si cresce mai da soli. Per poter progredire e trovare la propria strada ogni individuo ha necessariamente bisogno di incontrare l’altro. Un incontro a volte dolce, altre doloroso ma in ogni caso fondamentale perché è nel contatto quotidiano che diventiamo davvero consapevoli di cosa danneggia la nostra personalità e di cosa invece la nobilita, imparando a conoscere veramente noi stessi. Tutto ciò senza mai dimenticare che la prima forma di ascolto e di comunicazione sana è sempre quella esercitata nell’intimo di noi stessi quale preludio a ciò che saremo in grado di esprimere al resto del mondo.

Di questo argomento ne parlo in maniera approfondita su YouTube: Comunicare fa Rumore

 

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Note:

[1] Gossip Girl , serie TV di Josh Schwartz tratta dall'omonimo libro di Cecily Von Ziegesar (2007-2012);

[2] F. D. Saussure, Cours de Linguistique Générale, 1916.

 

 

 

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