Colloquio di Lavoro: Come Affrontarlo?

Mada Alfinito 05/01/2021 0

Questo che stai per leggere di seguito non è un articolo ma un post che ho pubblicato sulle mie pagine social e che riporto anche qui, sul sito, per agevolare ai lettori la consultazione del materiale che pubblico.

Un colloquio di lavoro può essere un punto di svolta decisivo nella propria vita. Per aumentare le tue possibilità di superare le selezioni e ottenere il lavoro che vuoi devi curare tre aspetti fondamentali:

  1. Preparazione. Andare impreparati ad un colloquio determina l’80% del suo fallimento. Prima di presentarti all’incontro, cerca informazioni che riguardino l’azienda presso cui ti sei candidato: di cosa si occupa, cosa si aspetta dalla figura professionale che sta cercando, come è nata, chi la dirige, quali sono i suoi valori e obiettivi. Queste informazioni sono la base per poter rispondere in modo chiaro e intelligente alle domande che ti verranno poste.
  2. Dress code. L’immagine ha un ruolo chiave nel fare una buona impressione ad un colloquio: scegli abiti e accessori in linea con il lavoro per cui ti sei candidat*. A questo proposito, informarti in anticipo sui valori e gli obiettivi dell’azienda ti aiuterà a scegliere l’outfit appropriato e non essere scartat* dalla selezione al primo sguardo.
  3. Comunicazione. Il modo in cui ti esprimi verbalmente e con il linguaggio del corpo determinerà l’esito del colloquio. Ecco alcuni suggerimenti infallibili:
  • Presentati articolando chiaramente il tuo nome;
  • Guarda negli occhi l’interlocutore;
  • Stringi in modo deciso la sua mano (senza stritolargliela xD);
  • Manifesta fiducia nei suoi riguardi;
  • Tieni l’espressione del viso serena;
  • Siedi in maniera corretta con la schiena in posizione eretta;
  • Non muovere nervosamente mani e piedi di continuo;
  • Rifletti prima di rispondere;
  • Parla in maniera assertiva (vedi post precedente).

Come ti sei comportato in un colloquio di lavoro? Hai mai seguito questi suggerimenti? Se questo post ti è piaciuto e lo hai trovato utile, condividilo sui tuoi social preferiti. Per una consulenza su come costruire una comunicazione efficace e raggiungere i tuoi obiettivi, contattami.

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Mada Alfinito 30/12/2020

Nel 2021, Resta Unic*

"Non posso fare altro che seguire le mie inclinazioni, perché non riesco a comprendere, né ad adottare, né a far funzionare quelle altrui." [1]

 

Cari lettori,

Il 2020 si è concluso ed è stato sicuramente un anno come non l'abbiamo mai visto.

Viene voglia di dire che il prossimo sarà migliore ma, in realtà, non lo sappiamo anche se ce lo auguriamo.

Ciò che sappiamo con certezza, invece, è che il 2021 inizierà con maggiore raccoglimento, e questo non per i botti rumorosi che verranno sparati molto meno del solito, per l'assenza di feste in discoteca in attesa della mezzanotte o della mancanza dell'agitazione in strada per lo scambio degli auguri, ma perché quest'anno tante persone mancheranno a causa dell'emergenza sanitaria che, purtroppo, è ancora in corso. Sarà quindi un Capodanno sobrio, all'insegna del rispetto per le migliaia di persone che soffrono per la perdita dei loro cari o per la distanza fisica che li separa da chi amano.

Nonostante la difficoltà del momento presente, l'intento del mio messaggio di auguri è quello di soffermarmi con voi sulle opportunità che ciascuno di noi ha avuto modo di cogliere. Il 2020 è stato un anno silenzioso, fatto di contatti fisici più radi ma non per questo meno importanti ed efficaci. A causa della pandemia, tutti noi abbiamo dovuto spostare l'ambito della nostra socialità su un piano maggiormente virtuale. Abbiamo spesso creduto di essere stati isolati ma, in realtà, Internet ci ha permesso di continuare a condividere sentimenti, esperienze e conoscenze, malgrado tutto. Certo, cercarsi online non potrà mai sostituire la bellezza del contatto fisico con le persone che amiamo, ma abbiamo mai pensato a come sarebbe stato tutto ciò se non avessimo avuto la tecnologia? L'isolamento sarebbe stato totale e letale, per tutti.

Nel 2020 ciascuno di noi ha potuto ripensare al proprio percorso, alla propria vocazione, alle paure, ai bisogni, alle mancanze, agli errori. Qualcuno nel silenzio ha trovato la propria ispirazione, qualcun altro invece la sua disperazione. Ma non ci siamo mai fermati: quando la stasi è accompagnata dalla riflessione e dal pensiero creativo, allora vuol dire che ce l'abbiamo fatta, che non ci siamo bloccati. Essere in pausa, infatti, non vuol dire essere fuori dai giochi ma prendere la rincorsa per poter saltare più in alto e più in lungo di prima.

Come moltissime altre persone anche io mi sono ritrovata in difficoltà e a dover ripensare alla mia attività, rinnovandola. Ancora una volta, grazie ad Internet e alle nuove tecnologie, ho potuto creare un modo per me nuovo di stare insieme agli altri e di condividere il personale messaggio che porto da anni nel mio lavoro, ovvero l'importanza di una buona comunicazione per:

  • Costruire relazioni sane con gli altri;
  • Imparare a non cedere di fronte ad abusi e relazioni tossiche;
  • Gestire al meglio la propria professione.

Lavorare sui social, però, non è facile come molti pensano: dietro ad ogni contenuto di qualità c'è molto tempo e lavoro spesi a dare sempre il meglio di sé e delle proprie competenze affinché anche gli altri possano beneficiarne per costruire una coscienza comune che abbia come valore condiviso fondamentale il benessere del singolo e della collettività.

È proprio in questo contesto di socialità virtuale, però, che nasce la necessità di esporsi, di metterci la faccia e mostrare al mondo ciò che siamo. Si dice che i social siano una vetrina dove ognuno è disposto a mettere in piazza solo una parte di sé stesso, selezionando gli elementi che vuole che gli altri vedano e nascondendo quelli che non desidera mostrare. Questo è vero: non è possibile esporsi totalmente mediaticamente, anche perché il rischio principale sarebbe quello di dare troppa visibilità alla propria persona a discapito dei contenuti da produrre (mi riferisco soprattutto a coloro che, come me, si occupano di divulgazione scientifica, psicologica, culturale).

Eppure, nonostante le censure che volontariamente e a ragione ci poniamo, ciò che siamo traspare continuamente: nelle parole che usiamo, nei gesti che facciamo, nei sorrisi, nelle piccole o clamorose gaffe, nei silenzi delle nostre pause mentre digitiamo caratteri oppure parliamo in video. In tutti quei contenuti, noi ci siamo.

Nasce per me l'esigenza di augurare a me stessa e a voi tutti per il 2021 di ricorrere ad una maggiore spontaneità ovunque andiate, nel mondo virtuale come nel reale. Una spontaneità semplice e matura che non abbia lo scopo di eclissare gli altri per far emergere il nostro ego e che non sia bisognosa di attenzione altrui gridando disperata al centro della piazza virtuale. Auguro a me e a voi una spontaneità che racconti con onestà il nostro percorso, il nostro modo di essere, la timidezza, il coraggio, lo sforzo di metterci in gioco, i nostri sogni. Insomma, un modo di mostrarci agli altri che ci permetta di restare centrati su noi stessi ma che allo stesso tempo ci aiuti a creare rapporti davvero umani, anche con chi è lontano o conosciamo per la prima volta attraverso una mail oppure un social. Quella spontaneità che fa sì che gli altri possano riconoscere che in quel particolare gesto, in quel particolare sguardo, in quello stile siamo noi.

E, siccome stare insieme ad altre persone e interagire non è mai semplice a causa di quel continuo gioco di proiezioni psicologiche e rispecchiamenti che ciascuno fa con l’altro, vi auguro anche di diventare consapevoli di voi stessi, del fatto che vale sempre la pena imparare da coloro che stimiamo di più e che invidiarli ci farà diventare la caricatura, di loro e di noi stessi.

Per tutti questi motivi ed altri ancora, che non ho il tempo e lo spazio di elencare, in questo anno chiedo e auguro con il cuore, singolarmente a ciascuno di voi, e a me stessa di restare unici. Autentici.

Buon anno lettori,

Mada.

Ne ho parlato anche su YouTube:

Nel 2021, Resta Unic*

 

Note:

[1] Charlotte Brontë, The Professor (1857).

 

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Mada Alfinito 23/10/2017

L'Onestà  è una Virtù che Sempre Ripaga?

 

Provate ad immaginare che nella città nella quale vivete sia prossimo ad avere luogo un evento che amate molto e a cui vi piacerebbe assistere. Potrebbe essere un concerto, una competizione sportiva, uno spettacolo teatrale o qualunque altra attività vi piaccia.

Immaginate anche che quel medesimo evento lo abbiate già visto uguale in tutto e per tutto di recente, poniamo per esempio un mese prima, ma venire a conoscenza del fatto che stia per essere ripetuto ad un passo da voi vi rende felici e stuzzichi in voi il desiderio di vederlo nuovamente.

Pensate ora che il biglietto ha un costo: non è altissimo ma nemmeno una cifra tanto irrisoria. Poniamo, per esempio, che il costo sia 50 euro e immaginate che l'unico vincolo che vi rende dubbiosi sull'acquisto sia il fatto che in fondo lo spettacolo, per quanto possa esservi piaciuto da morire, lo avete già visto proprio di recente e il pensiero di crearvi un piccolo disagio economico in mezzo a tutte le spese che già dovete affrontare di routine non vi entusiasma particolarmente. Forse non ne vale la pena sacrificare qualcosa che per voi è importante a favore di questa nuova iniziativa. In fondo è solo uno spettacolo.

Però... malgrado siate persi e presi dalle vostre occupazioni e situazioni giornaliere, il pensiero di avere quello spettacolo che tanto vi piace di nuovo così a portata di mano e così all'improvviso (un vero colpo di fortuna!) vi fa venire voglia di andare nel luogo dove si terrà. Non sapete bene con quale finalità esattamente, ma decidete di andare a dare un'occhiata pur non avendo intenzione di partecipare all'evento.

La maggior parte degli spettatori è arrivata con largo anticipo e voi vi trovate nella mischia di gente che ha già fatto i biglietti. C'è tanto caos: uomini e donne di diversa età e anche qualche ragazzino. All'improvviso il vostro sguardo cade casualmente sul pavimento e vi accorgete che tra i piedi in frenetico movimento di tutte quelle persone c'è un BIGLIETTO PER L'EVENTO! "WOW!" Pensate "che fortuna!" Siete pieni di gioia ma allo stesso tempo iniziate a sentire un piccolo scrupolo e provate a chiedere a quelli che sono intorno a voi se il biglietto appartiene a qualcuno di loro, in modo tale da restituirglielo. Purtroppo, o per fortuna, nessuno di quelli a cui lo domandate sembra sapere di chi sia il biglietto. Sospiro di sollievo.

Ora, immaginate che proprio nei pressi di dove siete voi ci sia una biglietteria e che sia possibile andare allo sportello a denunciare il ritrovamento del biglietto. Davanti a voi, quindi, si parano innanzi due alternative:

1) tenervi il biglietto ed entrare a vedere lo spettacolo togliendo al vero proprietario ogni possiblità di ritrovarlo mediante il reclamo alla biglietteria;

2) andare alla biglietteria e denunciare il ritrovamento del biglietto con la conseguenza di non avere più l'opportunità di vedere lo spettacolo gratuitamente.

La scelta è divenuta improvvisamente ardua: è vero che inizialmente non ci pensavate proprio ad andare a vedere lo spettacolo, eppure non sapete se sia l'atmosfera della situazione o l'entusiasmo delle persone che stanno per assistere all'evento ma adesso vi sentite contagiati dalla voglia di essere presenti perché è ritornato nella vostra mente il ricordo di quanto fosse stato bello vedere lo spettacolo solo un mese prima e ora avete voglia di perdervi nuovamente in quel momento emozionante.

Allo stesso tempo, però, la vostra mente con la sua parte logico razionale, frena la vostra parte emotiva e cinicamente vi suggerisce che forse rivedere quello spettacolo non è un bisogno così impellente: investire ulteriore denaro per un bisogno che era stato precedentemente soddisfatto vi sembra uno spreco, oltre che un azzardo. Forse è soltanto una sbandata dettata dalla vostra voglia di leggerezza. Lo spettacolo però sembra essere proprio quello giusto per voi, quello che vi piace tanto e allora scatta il dilemma: entrare gratuitamente con il biglietto che avete tovato a terra sottraendo al legittimo proprietario ogni possbilità di ritrovarlo (in fondo, a modo vostro avete fatto un tentativo di scoprire chi potesse averlo perso) oppure denunciare il ritrovamento del biglietto allo sportello (quindi pensare al bene dell'altro rinunciando a malincuore allo spettacolo)?

è strano, vero, che una cosa che all'inizio avevate considerato tanto superflua ora la desideriate al punto di non sapere cosa fare? La cosa più bella che potrebbe accadere se avessimo la possibilità di scegliere il risvolto di questa situazione in base ai nostri desideri più profondi sarebbe quella di andare allo sportello, denunciare il ritrovamento del biglietto e sentirsi dire dall'addetto a questa mansione di non preoccuparci di restituirlo perché "l'onestà nella vita ripaga sempre" e proprio in virtù dell'integrità dimostrata di non aver intascato il biglietto a discapito di un altro che ne era il legittimo possessore, lo staff dell'evento decide di non riprenderselo ma di regalarvelo per premiarvi di tanta buona volontà e fa un annuncio all'altroparlante per richiamare l'attenzione dei presenti e invitarli a controllare se hanno con loro il biglitetto in modo da venire a prenderne un altro in caso si accorgano che lo hanno smarrito. Ora, tutti sono contenti e voi avete il vostro bel biglietto in mano. Vi approssimate verso l'entrata insieme alla folla e vi godete non solo nuovamente lo spettacolo che tanto amate, ma vi sentite su di giri per la soddisfazione del vostro gesto e fieri che qualcuno finalmente vi abbia dimostrato che l'onestà in questo mondo ripaga sempre.

Happy Ending.

Ho pensato spesso a questa visualizzazione e mi sono domandata se essere sempre e totalmente onesti nei rapporti interpersonali possa davvero condurre ad un lieto fine come quello del giochino che vi ho proposto oppure sia tutto soltanto una grande utopia e c'è solo da scegliere tra una delle due opzioni iniziali, pagando in ciascun caso un prezzo abbastanza alto. Perché dire la verità quando ci rapportiamo agli altri, si sa, non è facile per nessuno, soprattutto quando si verificano circostanze particolari. Ho ripercorso con la mente alcune delle mie relazioni anche recenti e la risposta che mi sono data è stata che l'onestà mi ha ripagata pochissime volte e che le persone a cui avevo mostrato sincerità e disponibilità non hanno saputo rispondermi con altrettanta chiarezza. E allora ho pensato che questa estrema idea della virtù sempre ricompensata 'come-in-Cielo-così-in-Terra' fosse fallace, e sono certa che ognuno di noi si è sentito così ben più di una volta nella vita.

Sapete, spesso crediamo, a torto, che quando interpelliamo una persona per interagire con noi, quella potrà scegliere solo tra due tipologie di risposte: una candida verità o una colossale bugia (e pian piano poi dovremo darci da fare per smascherarla). Se 'virtus in medio stat' (la virtù sta nel mezzo) è molto spesso vero che anche la bugia e l'inganno trovino svariati modi di manifestarsi tra un opposto e l'altro.

Già Sant'Agostino di Ippona (354-430 d.C.) faceva distinzione tra diverse tipologie di bugie e fu uno dei primi a parlare di bugia bianca, ovvero quel tipo di bugia che viene raccontata ad un'altra persona non per nuocerle ma per evitarle un grande dispiacere in quanto, in quella circostanza particolare, la verità sarebbe più letale di una menzogna. Sant'Agostino diede così tanta importanza a questa forma di dissimulazione della realtà che ne scrisse un piccolo trattato, il 'De Bugia'. Ancora oggi, a distanza di tanto tempo, la Chiesa Cattolica si interroga se la bugia bianca sia un peccato veniale di poca importanza oppure offenda ugualmente il Dio-Verità-Assoluta come tutte la altre tipologie di menzogna.

Molti anni fa dovevo dare all'università un esame di diritto comparato dell'informazione e della comunicazione. Mi ritrovai quindi a studiare un bel po' di leggi che tutelavano i soggetti invischiati in qualche tipo di coinvolgimento mediatico. Tra questi argomenti interessantissimi, vi era una sezione specificamente dedicata al giornalismo e compresi che ciò che faceva costantemente girare la testa a tutti gli esperti del settore era quella che viene chiamata la mezza verità. Per mezza verità si intende il raccontare a qualcuno come stanno realmente le cose... ma fino a un certo punto! Riferire quindi solo un pezzo dei fatti realmente accaduti e poi omettere il seguito per qualsiasi motivo. La mezza verità in Italia in ambito giornalistico e mediatico è attualmente perseguibile penalmente e questo fa riflettere sul fatto che anche l'omissione, cioè la non dichiarazione di un fatto, sia considerata una menzogna dalla nostra cultura.

L'omissione è la menzogna ideale per quelli che non amano complicarsi la vita con le parole. Il loro quieto vivere viene sempre prima del rispetto per le altre persone. Questa tipologia di uomini e donne, di fronte ad una domanda che esige una importante risposta, si tirano ermeticamente indietro lavandosi le mani in una vaschetta di acqua pulita come Ponzio Pilato e proclamano l'Ecce Homo di colui o colei al quale hanno voltato la faccia (facendo finta di non vederli).

Ora come ora, credo che per quanto ognuno di noi possa sforzarsi, sia davvero difficile essere onesti sempre e comunque con le persone che ci circondano. La maggior parte di noi si indigna per non aver ricevuto una risposta sincera dalla persona con cui ha interagito, però siamo proprio noi i primi che si fanno sfuggire di bocca una mezza verità o una bugia bianca e chissà quante volte poi siamo scappati da una situazione (omissione) solo per la paura di prenderci delle responsabilità. Kant sosteneva che "la morale è fatta per gli uomini e non gli uomini  per la morale", intendendo dire che per quanto ciascuno di noi abbia bisogno di un'etica interna per vivere in modo pacifico e rispettoso con se stesso e con gli altri, a causa della nostra natura fallibile e imperfetta spesso abbiamo profonde difficoltà nel rispettarla. Chissà quante volte, infatti, dietro ad una omissione fatta o subita si celava semplicemente una grande paura di affrontare una certa situazione e non la volontà di ferire la persona che amavamo.

Di una cosa però sono convinta: che l'onestà ripaghi con la pace della propria anima. Essere onesti significa innazitutto esserlo con noi stessi evitando così di racconatarci una infinità di bugie. Quando non siamo chiari con noi stessi su cosa veramente pensiamo o vogliamo, generiamo automaticamente confusione anche nelle nostre relazioni interpersonali facendo andar via chi invece amiamo e infliggendo a noi stessi inquietudine e sensi di colpa. Essere chiari su cosa proviamo nei confronti di un'altra persona, che sia amore o che sia odio, che sia invidia o ammirazione, ci toglie molti scrupoli, ci preserva dai rimpianti e ci evita di compiere azioni che rimpiangeremo per il resto della nostra vita. L'onestà ripaga sempre perché non c'è niente che valga di più della pace interiore.

Per restare in tema, Policy of Truth by Depeche Mode

https://www.youtube.com/watch?v=M2VBmHOYpV8

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Mada Alfinito 22/10/2017

Casa è Dove si Trova il Tuo Cuore

Manuale d'istruzione per trovare casa:

1- Voltati indietro e fatti prendere dalla nostalgia;

2- Guarda al futuro e aspetta che l'ansia per la tua sussistenza ti assalga;

3- Ora, ritorna mentalmente al presente e lascia che il disagio che senti dia pessimi giudizi su quello che sei;

4- In preda all'inquietudine, prendi un atlante di geografia e non spazientirti se d'improvviso scopri quanto tu sia ignorante in materia;

5- Inizia a cercare lavoro in qualsiasi posto del mondo e sacrifica il tuo talento in nome del denaro e della produttività. I massimi esperti consigliano la modalità random, ossia casuale;

6- Quando avrai ricevuto finalmente la risposta che aspettavi, lascia tutto e VAI!

Fatto?

Complimenti! Ecco pronta la ricetta per il DISASTRO!

Nell'estate del 2016, presso il museo dell'architettura di Francoforte in Germania, all'ultimo piano c'era una piccola stanza con le pareti bianche dove erano stati esposti i plastici di una scuola. Sul muro accanto alla porta d'ingresso c'era invece un leggìo con un rotolo di carta bianca. In alto era scritto in tedesco:

"Heimat is für mich..."

che tradotto in italiano vuole dire:  "Per me, 'casa' è...".

In tedesco il termine 'Heimat' può indicare sia la patria d'origine che la casa d'origine, ma viene spesso inteso anche in senso figurato come il luogo in cui ci sente interiormente a casa.

Ho preso il pennarello e ho iniziato a pensare a cosa potesse essere per me 'casa'. Non ho avuto dubbi a riguardo e ho scritto: "Heimat is where my beloved is", che tradotto in italiano dall'inglese vuol dire: "Casa è dove si trova la persona che amo".

Poi mi sono messa a curiosare per vedere cosa avessero scritto gli altri. Sul foglio c'erano le firme di molti italiani e mi sorprese il fatto che anche molte persone provenienti da altri Paesi avevano dato risposte simili alla mia.

Ciò che mi aveva afflitto fino a quel momento per ben tre anni era il pensiero di cambiare casa. E per cambiare casa non intendevo semplicemente spostarmi da una strada ad un'altra della mia città, bensì uscire definitivamente dai confini della mia regione. Insomma, un vero e proprio espatrio supportato dai collaboratori con i quali lavoravo e da persone che mi conoscevano bene. Ma in base a quale criteri decidere il mio spostamento? La passione per una lingua? La nostalgia di persone care che vivevano oltreoceano? La necessità impellente di un lavoro che mi garantisse la possibilità di coltivare i miei talenti? L'orologio biologico che stava per battere le lancette sui 30 anni?

Non dimenticherò mai i mesi che andarono dal marzo del 2016 fino al mese di agosto dello stesso anno, quando approdai in Germania. Bella davvero la Germania e splendida la lingua tedesca e tutta l'arte che potevo ammirare e vivere. E molto cari erano anche gli amici che mi avevano ospitata in casa loro. Avrei potuto trovare casa nella splendida Monaco, in quanto stava per arrivarmi una proposta di lavoro proprio da quella città. Ma dopo Monaco, fu la volta di andare più su a Francoforte e in quel museo dichiarai finalmente a me stessa cosa volesse dire per me avere una casa vera. Dopo Francoforte salii ancora più su, a Berlino. Molte delle persone che mi conoscono avrebbero scommesso tutto l'oro del mondo sul fatto che avrei amato Berlino più di ogni altra città della Germania, ma la mia opinione finale lasciò sorpresi molti di loro. Innanziutto, ritenni che Monaco a mio avviso fosse la più bella (per motivi che non mi dilungo a spiegare, altrimenti corro il rischio di farvi addormentare davanti allo schermo), ma soprattutto a Berlino accadde ciò che per me era inaspettato. Berlino era bella e piena di musica ma nel modo in cui era strutturalmente organizzata, mi sembrava certe volte di rivedere Roma. Ma Roma non era. E per la prima volta in vita mia compresi quanto Roma fosse cento volte più bella. Sapete, una cosa che ci insegnano quando siamo piccoli è che l'Italia è bella, ma forse troppo stretta per le menti che si vogliono espandere. E io credo che in parte queste persone abbiano decisamente ragione. Ho sentito spesso gli stranieri dire che gli italiani siano infaffidabili e che i nostri governi siano i peggiori dell'Europa, ma che ciò per cui vale la pena restare è il cibo. Se le cose stanno davvero così e sei vegano, allora ti rendi conto di essere veramente nei guai perché non solo la tua mente non è libera di creare come vorresti, ma non riesci nemmeno a goderti la cucina locale che è piena di lieviti e latticini. Insomma, non si tratta più soltanto di cervelli in fuga, ma di veri e propri stomaci in fuga! Ma è solo quando sei lontano da un posto o da una persona che capisci quanto sia bella e importante. E anche l'Italia mi sembrò per la prima volta meravigliosa a confronto di tanti altri Paesi Europei, nonostante fossi stata precedentemente all'estero.

Se tornassi indietro nel tempo, ora sono certa di una cosa che farei: in quel museo cambierei la frase che ho scritto con quest'altra:

"Heimat is where your heart is"

"Casa è dove si trova il tuo cuore"

Sì perché, in un intero anno che ho girato un po' l'Italia e l'estero, ho scoperto che 'casa' non è soltanto un luogo fisico. è molto di più. Non basta avere le chiavi di un posto per dire che quella è la propria casa. Anche gli agenti di polizia penitenziaria hanno le chiavi del carcere in cui lavorano ma nessuno di loro direbbe mai che quella è casa propria. Nella vita ci sono delle priorità materiali ed economiche e questo a volte implica dover spostarsi in luoghi indesiderati. Ma trasferirsi in un determinato posto non vuol dire aver trovato davvero casa. 'Casa' oggi per me è quel posto dove ogni volta che ci torni ti senti a tuo agio, dove cammini per le strade e te ne senti parte. 'Casa' è quel posto che a volte sogni la notte e quando ti svegli senti l'impellenza di far le valigie e voler ritornare. 'Casa' sono le braccia aperte che aspettano solo che tu ritorni e che quando ti accolgono ti chiedono di restare. 'Casa' è quel posto dove sai che puoi sviluppare i tuoi talenti con entusiasmo, nonostante a volte costi qualche difficoltà. 'Casa' è il luogo dove hai lasciato un pezzo del tuo cuore e dove ricordi persone che non ci sono più. 'Casa' è quel luogo in cui ti sei ritrovato all'improvviso e dove hai incrociato quello sguardo che non dimenticherai mai più.

I ricchi miliardari ci insegnano che avere più di una casa è un lusso, ma che allo stesso tempo sia indispensabile. Quelli che non sono ricchi pensano che avere più di una casa possa essere un enorme spreco di denaro, ma ciascuno di noi è un imprenditore che posside molte case di lusso in tutto il mondo. Perché si sa che il cuore non sta mai confinato in un posto soltanto ma lascia un pezzo di sè ovunque si trovi a suo agio. E allora, forse, siamo davvero tutti multiproprietari senza dover pagare l'IMU. Non a caso Diogene di Sinope (filosofo antico) si dichiarava cittadino del mondo. E forse, ancora, tra le tante case che ciascuno di noi interiormente possiede, ne sceglie poi una vera dove passerà la maggior parte della propria vita. Perché 'casa' è anche il posto da cui scappare per la paura di prendersi delle responsabilità per poi ritornare sapendo di aver corso tanto solo per farsi riportare dagli eventi proprio lì dove tutto era inizato. E 'Casa' è ovunque, anche la Patria Celeste dove alla fine del viaggio oguno di noi lascia definitivamente le chiavi al vero padrone di casa e di quello che è stato resta soltanto un mucchio di fotografie da inserire sul catalogo dell'agenzia immobiliare dell'eternità. 

Song: 'Home' by Depeche Mode

https://www.youtube.com/watch?v=qIUbqILri0o

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