Accondiscendere e poi Sparire

Il ghosting è l’ultima frontiera delle relazioni (in)umane che consacra il nostro ineluttabile destino di acchiappa fantasmi

Mada Alfinito 21/01/2024 0

Fino a qualche tempo fa ero convinta di vivere in un mondo in cui la parola 'no' all’interno di un contesto relazionale potesse assumere esclusivamente due connotazioni:

  • Dire di no a qualcuno rifiutando una sua richiesta o non corrispondendo i suoi sentimenti[1];
  • Ricevere un no in seguito all’aver espresso una richiesta a qualcuno o aver manifestato i propri sentimenti[2].

Poi, ho letto il libro He’s Just Not That Into You[3] di Greg Behrendt e Liz Tuccillo e mi sono resa conto che anche per un termine concettualmente così netto e pieno di confini come il 'no' esistono le sfumature: tra dire di sì e dire di no c’è un’altra condizione, subdola, camaleontica, discreta: accondiscendere e poi sparire.

Conosci una persona, senti che il piacere è reciproco e che c’è voglia di rivedersi: "Certo che mi piacerebbe parlare ancora con te." Sparisce. Fai un colloquio di lavoro, a volte ne fai anche di più: "Il Suo profilo è interessante. Le faremo sapere." Nel frattempo, hai cambiato altri tre lavori e di quel feedback ancora nulla. Il tuo fidanzato/la tua fidanzata non sta più bene con te. Gli chiedi di chiarire le vostre dinamiche così che ognuno possa prendere la sua strada: non lo senti/non la senti più per mesi. Incontri per strada quell’amico che non vedi da tempo: "Che coincidenza esserci incontrati! Dobbiamo assolutamente rivederci, prendiamoci un caffè uno di questi giorni." Passano altri dieci anni. Decidi di farti vivo con la persona che non hai mai dimenticato e che non ti ha mai dimenticato. Ti dice: "Mettiamo il passato da parte, ricominciamo da zero." Sparisce. Ti piace una persona che continua a mandarti segnali contrastanti. Gli dici/le dici che vorresti chiarezza su ciò che vuole da te. Sparisce.

Potrei andare avanti ancora per ore con l’elenco di tutte le volte in cui qualcuno ha dimostrato nei nostri riguardi un genuino interesse per poi sparire nel nulla, ma scommetto che la maggior parte delle persone che sta leggendo queste frasi si sia trovata almeno una volta in almeno una di queste situazioni.

"Tesoro, si chiama ghosting." Potrebbe obiettare qualcuno disilluso di fronte al mio stupore.

Per i non addetti ai lavori, il ghosting è quella forma di (non) comunicazione in cui una persona che è in relazione con un’altra, specialmente ma non solo nell’ambito di coppia, sparisce all’improvviso[4].

La prima volta che ho sentito parlare di ghosting è stato nel 2015 leggendo svariati testi sul narcisismo patologico. In particolare, ricordo di aver letto successivamente il libro Amori Supernova[5] in cui l’autore Enrico Maria Secci racconta di donne e uomini cha hanno lasciato i partner all’improvviso, proprio mentre sembrava andare tutto bene, dileguandosi e provocando in loro un forte trauma.

Col passare degli anni, la parola ghosting è stata usata per le situazioni più disparate che avevano alla base una matrice comune: una persona che parla quotidianamente con te e che all’improvviso sparisce (magari bloccandoti pure da tutti i social) e tu non capisci come mai.

Le situazioni che ho descritto all’inizio di questo articolo potrebbero essere definite esempi di un ghosting più evoluto, contemporaneo. Lasciare per sempre un partner dopo anni di relazione con vaghe spiegazioni era ormai obsoleto. Si poteva fare di più. Il genere umano ha scoperto che poteva portare il ghosting nella vita di tutti i giorni: ciò che prima sembrava un’eccezione o un caso eclatante sembra stia diventando la regola, se non addirittura una consuetudine. Il ghosting non è più soltanto l’arma usata del narcisista patologico per tenere sotto scacco le sue vittime, è diventato un termine conosciuto quasi da tutti, un argomento social di tendenza, un atteggiamento, uno stile di vita, l’ultima frontiera delle relazioni (in)umane che consacra il nostro ineluttabile destino di acchiappa fantasmi.

Sui social come Instagram, Tiktok, YouTube e tanti altri, i contenuti in cui si parla di ghosting diventano virali, sintomo di un’esperienza sempre meno isolata e sempre più condivisa, anche dalle nuove generazioni. C’è chi piange e racconta il senso di spaesamento provato in seguito all’assenza improvvisa di comunicazione, chi è pieno di rabbia e incita le malcapitate vittime a reagire, chi dispensa consigli, chi crea dei meme o delle scenette divertenti per riderci sopra perché stanco di versare lacrime.

"Siamo diventati un gruppo sciatto di persone. Diciamo cose che non intendiamo. Facciamo promesse che non manteniamo. "Ti chiamo." "Usciamo insieme." Sappiamo che non lo faremo. Alla Borsa dell’Interazione Umana le nostre parole hanno perso quasi tutto il loro valore. E la spirale continua, poiché ora non ci aspettiamo nemmeno che le persone mantengano la parola data; in effetti potremmo anche sentirci in imbarazzo nel far notare allo sporco bugiardo che non ha mai fatto quello che aveva detto che avrebbe fatto." Scrive Greg Behrendt[6].

Avevamo davvero bisogno di questa forma di distanziamento anti-sociale? È così difficile parlare apertamente dei termini di un accordo? Dire ad un candidato che potrà avere migliori opportunità in un altro lavoro? Conoscere una persona ed andare a casa senza creare aspettative che non abbiamo intenzione di mantenere? Incontrare un amico e dirgli che anche se le strade si sono divise i bei ricordi del passato non svaniranno mai? Avere il coraggio di dire ad una persona che è finita e salutarsi civilmente in segno di rispetto per ciò che l’altro ha fatto per noi? Dire ad una persona che ci vuole bene che al momento non ce la sentiamo di affrontare una relazione perché non siamo sicuri dei nostri sentimenti?

E forse la cosa peggiore, come sottolinea Greg Behrendt, è proprio il fatto che le parole hanno perso così tanto valore che oramai non ci stupiamo nemmeno che ciò accada. Restiamo delusi, in silenzio, ci sentiamo persino ridicoli nel far notare a qualcuno che poteva essere più sincero nei nostri riguardi.

Dire di no è scomodo: "Un uomo preferirebbe essere calpestato da elefanti in fiamme piuttosto che dirti che non gli piaci abbastanza"[7] e questo, al giorno d’oggi, molto spesso vale anche per le donne. Il silenzio come forma di comunicazione sacra e dignitosa per manifestare rispetto a chi soffre e amore tra gli innamorati che si intendono con un solo sguardo è diventato lo strumento per eccellenza per scappare dalle proprie responsabilità, la via più comoda per fuggire lo sguardo dell’altro che parla, anche quando stiamo zitti. E ci racconta che amare qualcuno è un processo naturale, che rende felici, e che il distacco e la separazione lo sono allo stesso modo, anche se fanno soffrire. Ed è proprio la persona che scappa rifugiandosi nel silenzio quella che non ha ancora integrato dentro di sé una delle tappe cruciali che porta a compimento la maturità di una persona: l’accettazione che nulla è fatto per durare per sempre e che, come scrisse De Lavoisier, "Nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma."[8] 

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Note:

[1] Nel video 'Quanto Costa Dire di No?' parlo della difficoltà di mettere dei confini di fronte a di richieste indesiderate.

[2] Nel video 'Paura del Rifiuto' ho parlato della paura di manifestare i propri sentimenti e dell’importanza di imparare ad elaborare il rifiuto.

[3] Greg Behrendt, Liz Tuccillo (2004), He’s Just Not That Into You. The No Excuses Truth to Understanding Guys, Simon Spotlight Entertainment. Liz Tuccillo è una delle sceneggiatrici della famosa serie TV Sex and The City. Da questo libro è stato tratto il noto film La Verità è Che Non Gli Piaci Abbastanza (che, personalmente, adoro!)

[4] Il ghosting è un concetto molto ampio e complesso. Ne ho parlato qui: Il Silenzio è l'Ultima Arma del Potere, Il Silenzio come Forma di Manipolazione, Non Risponde ai Miei Messaggi. Cosa Fare?, Lacia Andare Chi Non ti Risponde.

[5] Enrico Maria Secci (2017), Amori Supernova. Psico-Soccorso per Cuori Spezzati Senza un Perché, Youcanprint Self-Publishing, Tricase (LE).

[6] "We have become a sloppy bunch of people. We say things we don't mean. We make promise we don't keep. "I'll call you.""Let's get together." We know we won't. On the Human Interaction Stock Exchange, our words have lost almost all their value. And the spiral continues, as we now don't even expet people to keep their word; in fact we might even be embarrassed to point out to the dirty liar that they never did what said they'd do." Greg Behrendt, Liz Tuccillo (2004), He’s Just Not That Into You. The No Excuses Truth to Understanding Guys, p.34, 2012, HarperCollins Publisher.

[7] "A man would rather be trampled by elephants that are on fire then tell you that He's Just Not That Into You." Greg Behrendt, Liz Tuccillo (2004), He’s Just Not That Into You. The No Excuses Truth to Understanding Guys, p.9, 2012, HarperCollins Publisher.

[8] Legge della conservazione della massa di Antoine-Laurent de Lavoisier (XVIII secolo).

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Mada Alfinito 11/11/2020

Ti Spiego la Pragmatica della Comunicazione Umana

Questo che state per leggere di seguito non è un articolo ma un post che ho pubblicato sulle mie pagine social e che riporto anche qui, sul sito, per agevolare ai lettori la consultazione del materiale che pubblico.

Mediante la Pragmatica della Comunicazione Umana di Watzlawick (1967) ti spiego come puoi migliorare sin da subito il tuo modo di comunicare.

Innanzitutto, devi tener presente che una comunicazione efficace si compone di tre fattori che devi curare con attenzione:

  • La sintassi del tuo messaggio, ovvero conoscere la struttura della comunicazione e gestire i problemi legati alla trasmissione dell’informazione. Per esempio, se vuoi che i tuoi messaggi sui social media siano efficaci, devi sapere quali sono le funzioni e le capacità del mezzo (canale) che usi per poterle sfruttare al massimo ed adattare i tuoi contenuti (codificazione) alla sua struttura. Es: Se usi Instagram, dovrai valorizzare ciò che vuoi dire con una bella immagine, se usi Facebook dovrai focalizzare la tua attenzione su un contenuto breve ma di impatto che faccia venire voglia ai tuoi amici di leggerlo. Dovrai anche capire cosa impedisce ai tuoi followers di apprezzare il tuo messaggio (rumore) e cosa puoi fare affinché il tuo contenuto arrivi a tutti e diventi virale attraverso le condivisioni (ridondanza);
  • La semantica è il significato di ciò che comunichi. Gli altri possono capire ciò che dici o scrivi soltanto se avete delle conoscenze comuni. Ricordati, quindi, di esprimere in modo comprensibile i tuoi contenuti così che possano essere apprezzati anche da chi non conosce l’argomento di cui stai parlando;
  • La pragmatica è il modo in cui la comunicazione influenza il comportamento. Prima di veicolare un messaggio, rifletti su quali effetti potrebbe avere sui tuoi ascoltatori. Se desideri che abbiano una reazione specifica nel fruire i tuoi contenuti, costruisci un messaggio che abbia sui tuoi interlocutori l’effetto che desideri così che tu possa raggiungere l’obiettivo preposto.

Per una consulenza su come costruire una comunicazione efficace e raggiungere i tuoi obiettivi, contattami.

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Mada Alfinito 16/11/2020

La Consapevolezza di un Gesto

Questo che stai per leggere di seguito non è un articolo ma un post che ho pubblicato sulle mie pagine social e che riporto anche qui, sul sito, per agevolare ai lettori la consultazione del materiale che pubblico.

L'intero modo in cui una persona si muove, parla e agisce è comunicazione. Allo stesso tempo, comprendere il significato di un comportamento è necessario affinchè un'interazione prosegua in modo efficace.

Chi veicola il messaggio, però, non sempre ha ben chiaro cosa stia dicendo e le sue motivazioni. Un atto comunicativo, infatti, può essere di cinque tipi:

  • Consapevole. Quando ci rendiamo conto del fatto che in qualche modo stiamo trasmettendo un messaggio;
  • Inconsapevole. Quando ci esprimiamo senza avere consapevolezza del valore, del significato e dell'impatto del nostro contenuto;
  • Volontario. Quando compiamo un atto comunicativo con la finalità precisa di espriemere qualcosa che crei uno stimolo e una reazione nell'altro;
  • Involontario. Quando comunichiamo in modo istintivo, senza volerlo razionalmente, magari contravvenendo alla decisione pregressa di non comunicare in una specifica situazione;
  • Sintomatico. Quando la nostra comunicazione riflette spontaneamente uno stato d'animo interiore che non riusciamo a definire esplicitamente.

In una conversazione, capire a quale di queste categorie appartiene il messaggio nostro e dell'interlocutore può aiutare ad evitare fraintendimenti e ambiguità. Nelle relazioni, infatti, è sempre presente il paradosso per cui la comunicazione serve a comprendere il comportamento, ma senza la comprensione del comportamento non ci può essere comunicazione.

Come puoi fare allora ad identificare alcuni messaggi senza cadere in errore? Poniti in ascolto di te stesso e degli altri e poi:

  • Chiedi all'interlocutore un feedback, ovvero chiedigli spiegazioni su ciò che sta comunicando che ti genera dubbi e perplessità;
  • Affidati all'empatia. Ti aiuterà a percepire, attraverso la tua innata sensibilità, quali sono le emozioni in gioco in un contesto comunicativo.

Se questo post ti è piaciuto e lo hai trovato utile, condividilo sui tuoi social preferiti. Per una consulenza su come costruire una comunicazione efficace e raggiungere i tuoi obiettivi, contattami.

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Mada Alfinito 20/09/2017

Il Silenzio è l'Ultima Arma del Potere

 

"Le nostre vite cominciano a finire il giorno in cui stiamo zitti di fronte alle cose che contano."

(Martin Luther King)

 

Ci sono parole che non vorremmo smettere mai di ascoltare. Ci sono discorsi che vorremmo continuare per ore. E poi esistono i silenzi, i quali non sono soltanto il linguaggio di coloro che si amano e si comprendono senza bisogno di spiegazioni. Il silenzio, molte volte, viene usato come strategia per ferire chi ci è vicino e, paradossalmente, sono proprio gli amanti che conoscono bene le due facce di questa medaglia. Il silenzio può diventare la migliore arma dell’indifferenza: può far crollare aspettative e rompere brutalmente le attese alle risposte d’amore. Il silenzio è paura, il silenzio è rabbia, il silenzio è rancore. Il silenzio è anche rassegnazione e senso di inadeguatezza. Il linguaggio umano è davvero potente perché anche quando le parole vanno via sono capaci di parlare nel vuoto che lasciano. Il silenzio parla, insinua, accusa, tradisce e ferisce. Credete che sia esagerato?

Attualmente, psicologi, ricercatori e molti altri esperti del settore riconoscono il silenzio come una forma di abuso mentale a tutti gli effetti. Se ne parla molto negli studi sulle co-dipendenze e dipendenze affettive. Più nello specifico, il silenzio diviene un abuso e una forma di ricatto morale quando viene usato volontariamente al posto delle parole. In che modo? Basta che in un litigio o in una semplice contrarietà una delle due parti in causa rifiuti di dialogare allo scopo di provocare nell'altro una ferita tanto grande da indurlo a cedere alle proprie istanze.

È di certo capitato a tutti, almeno una volta nella vita, di essere in collera con qualcuno e fargli capire il nostro disappunto decidendo temporaneamente di non rivolgergli la parola. Fare ciò non è sbagliato, a patto che:

1) Questo silenzio abbia termine quanto prima e che venga poi sostituito non da vuote recriminazioni ma dall’esprimere con serenità e chiarezza il proprio disappunto;

2) Sia un modo di agire sporadico e non la costante di ogni interazione.

La reiterazione di questo comportamento conduce inevitabilmente allo scombussolamento del rapporto, il quale cessa di essere paritario e inizia a costruire le sue basi su una gerarchia in cui l’abusante è dominatore e l’abusato è dominato.

Il silenzio come abuso è una forma di ricatto subdola nei confronti dell’interlocutore. Il ricatto consiste nel mettere pressione all’altro facendogli chiaramente intendere, mediante la comunicazione non verbale, che non si tornerà a parlare con lui se non acconsentirà a determinate richieste. L’abusante non solo non rivolgerà la parola all’abusato, ma assumerà chiari atteggiamenti di forte indifferenza.

Qualcuno potrebbe obiettare giustamente che, se una persona ci tratta in questo modo, tanto vale lasciarla andare per la propria strada, eppure non è così facile come sembra. Essere considerati come inesistenti da persone che riteniamo degne di ogni considerazione in qualsiasi campo della vita, può essere qualcosa di profondamente umiliante perché va a minare le basi della nostra autostima e l’opinione che abbiamo di noi stessi. Quando l’altro mi parla non mi sta comunicando soltanto uno stato del suo mondo interiore, ma conferma la mia stessa presenza nella sua vita e nel mondo.

Molte persone hanno così paura di perdere la stima e la fiducia di coloro che amano che farebbero qualsiasi cosa pur di non danneggiare il rapporto. Ci sono persone che alzano mura di silenzio così impenetrabili da far sentire completamente spiazzati quelli da cui sono amati. Il senso di inadeguatezza e di stravolgimento che invade coloro che subiscono il silenzio come punizione fa sì che, nonostante la grande sofferenza provata, cedano al ricatto. Una volta ottenuto ciò che voleva, l’abusante sarà pronto a ricompensare l’abusato riconoscendogli un posto nella sua vita; un posto chiaramente discutibile riguardo a dignità, in quanto la parte manipolatrice della relazione non dimostra alcuna stima nei confronti della vittima.

Se questa strategia manipolativa viene ripetuta frequentemente quasi fino a diventare un’abitudine, chi subisce il silenzio entrerà in un circolo senza fine, un loop mentale fatto di premi e ricompense da parte dell’amato/a (o da una qualsiasi altra persona significativa) per aver assecondato le sue istanze. A questo punto, l’autostima di chi subisce l’abuso sarà così a pezzi che inizierà meccanicamente a credere che si è amati solo se si è disposti a dare sempre qualcosa in cambio, che l'amore non sia generosità reciproca ma una bieca compravendita in cui il più forte nella coppia è quello che impone modelli di relazione e di vita comune insostenibili.

Tutto ciò può sembrare spietato da parte di chi attua questa manipolazione ma non dobbiamo mai dimenticare che chi usa tali giochetti mentali per dominare nelle relazioni interpersonali è sicuramente una persona molto fragile con uno scarso senso del proprio sé e che non riesce a vivere in modo maturo e sereno alcun tipo di relazione.

Il silenzio è un buco nero che inghiotte non solo chi lo subisce ma soprattutto chi lo crea. Può diventare il covo della solitudine dove tutte le delusioni, le aspettative disattese e le frustrazioni vanno sedimentandosi di giorno in giorno alla ricerca di un riscatto. La delusione e l’amarezza di certi individui nei confronti della vita può crescere tanto da estendersi come fosse un tumore dell’anima e l’abuso tramite il silenzio è il sintomo evidente di questo male straziante.

Tuttavia, siamo ancora in tempo, se lo vogliamo. Possiamo ancora vincere il muro del rancore e delle frustrazioni esprimendo liberamente e sinceramente le nostre emozioni senza soccombere. In una buona comunicazione interpersonale è fondamentale sapere quando tacere e quando parlare. Troppe parole possono essere dannose al pari di un’assenza di parole inappropriata. Perciò, se volete essere sicuri di aver fatto il possibile per migliorare le vostre relazioni, imparate a dichiarare esplicitamente i vostri stati d’animo cercando di accantonare il più possibile ogni brama di potere e dominio sull’altro.

Il bravissimo psicologo Enrico Maria Secci ha scritto questi versi: "Lo sai? La tua vita, la gente e il mondo sarebbero generosi con te, se solo dessi loro il modo di dimostrartelo."

E allora, cosa stiamo aspettando? Non è mai troppo tardi per iniziare a dialogare per davvero. Imparate a comunicare servendovi del silenzo in maniera opportuna: scoprirete nella comunicazione non verbale un prezioso alleato che migliorerà la qualità delle vostre relazioni e, di conseguenza, della vostra vita.

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NOTE

[1] Il titolo che ho utilizzato è una citazione di Charles De Gaulle

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